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Una serata in pizzeria come tante altre

on Domenica, 30 Dicembre 2012. Posted in Italians, Califfi Sparsi

Un paio d'anni fa i "nostri" 3 italiani oltreoceano avevano passato una serata in discoteca e noi eravamo riusciti a riportarvi fedelmente (quasi) i loro dialoghi: http://www.buzzerbeaterblog.net/index.php?option=com_zoo&task=item&item_id=23&Itemid=180

Adesso hanno passato nuovamente del tempo insieme, in pizzeria, e noi siamo stati pronti ancora una volta...

PS. Uno non fa in tempo a scrivere un articolo che Hamilton torna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gallo: Beli va bene che sia tu ad organizzare per una volta, ma perché cazzo ci troviamo in una pizzeria?

Beli: Questa non è "UNA" pizzeria, questo è "Giordano's". Capirai dopo.
G: Vabbè, dobbiamo come al solito aspettare lo svampito?
B: No è arrivato in anticipo stavolta ma è al telefono da 1 ora non so con chi, eccolo!
Mago: Mamma scusa ma devo riattaccare perché ci sono Danilo e Marco che mi prendono in giro… sì anche io ti voglio bene… bacibaci… no dai attacca tu… grazie anche tu sei la più bella del mondo…
B: Dio santo butta giù quel telefono ed entriamo!
G: Ho attorno persone più mature in spogliatoio con Javale.

I 3 entrano nella pizzeria ed il Beli viene circondato da ragazzini che vogliono foto e ragazze che si presentano in topless con un pennarello in mano.

G: Finalmente sei qualcuno anche tu, sembra quasi che ci abbia fatto venire qui apposta, che è un po' triste, ma complimenti.
B: Questo? Ma no, non ci avevo nemmeno pensato
G: Beli nella tua tasca si vedono 3 pennarelli di scorta e 2 polaroid. Ma Mago tu cosa stai facendo?
M: Mi sto togliendo la felpa, mi spiace per tutte queste ragazze tristi che non possono permettersi i vestiti e vogliono scambiarli per dei pennarelli
B: Non riesco proprio a capire perché Nabila ti abbia lasciato
M: Basta lo sapevo che non dovevo venire, io me ne vado.

Mentre il mago scoppia a piangere ed esce dal locale la folla si sposta attratta da un altro personaggio

G: Beli ma ci hai portato nella pizzeria di Derrick Rose? Speravi davvero di essere tu la star nel suo locale?
B: Bhè ovviamente siamo entrambi star qui, e poi siamo come fratelli ormai io e lui, stai a vedere.
Bella Der come butta? - allungando il pugno verso Rose.
Rose: Ciao Marco -abbassandogli la mano-, complimenti per le ultime gare, mi hai molto sorpreso. Quando la squadra mi ha detto un mese fa che, visto l'infortunio di RIP, aveva pensato di comprarti ero perplesso. Pensa che avevo addirittura proposto di dare una chance a Teague piuttosto!
B: Ma io sono qui a Chicago da inizio anno a dire il vero!
R: Davvero? E che lavoro facevi?
B: Scusa ma dovremmo proprio andare al tavolo
R: Certo, fai come se fossi a casa tua. Danilo complimenti ho sempre apprezzato il tuo modo di giocare, penso che Marco e tutti i giocatori italiani debbano ispirarsi al tuo modello!
G: Grazie 1000. 
Beli la parola che cerchi è vaffanculo.
B: Vaffanculo.

Beli ed il Gallo si siedono al tavolo.

B: In realtà siamo venuti qui perché mi voglio bombare una delle cugine di Derrick, ma vengono sempre in tre e mi servivate come spalla per le altre due!
G: Il Mago come spalla? Faccio prima a prendermene 2 io e lasciarti quella che vuoi.
B: Ragazze, vedo che non sapete dove sedervi, se volete potete aggiungervi al nostro tavolo
Cugine di Rose: Ehmmm…sì…è solo che….
G: Ci farebbe piacere.
Cugine di Rose: Ah wow certo! Se ce lo chiedi tu volentieri, ma parlaci un po' di te.
B: Gallo che cazzo! 
Scusate un secondo mi suona il telefono

Il Beli si allontana dal tavolo per rispondere

B: Pronto?
Dimmi tutto ma veloce, sono fuori con 3 donne…. più o meno…
Cosa? Come può essersi liberato Hamilton? Rinchiudetelo di nuovo, nessuno deve sapere che sta guarendo, sparate se necessario!!

Beli torna al tavolo e il Gallo sta limonando con una delle ragazze mentre palpeggia le altre 2

B: Hai intenzione di lasciarmi qualcosa?
G: Scusa sei andato via e pensavo non ti interessassero più… Oh mio dio mi chiama il Mago!
Potresti parlargli tu? basta che ogni tanto gli dici che è bravissimo e non è colpa sua - porgendo il telefono ad una delle ragazze
M: Pronto Gallo? 
Ragazza: Sei bravissimo, non è colpa tua!
M: … … … Lo so Gallo ma mi prendono tutti in giro. Mi dicono che Toronto vince perché non gioco. Nabila mi ha lasciato perché a letto parlo troppo, ma era lei a dirmi che non voleva dormire!. Mia mamma mi dice che dovrei maturare e poi cambiano le mie frasi e dicono che insulto la mia squadra, ma non è vero: ACCIDENTI E' UN DINOSAURO IL SIMBOLO, come potrei insultarla?
Ragazza: Povero piccolo, dimmi dove sei che vengo a consolarti. Ma dove sono i tuoi genitori?. -Alzandosi ed uscendo dal locale
B: No ma dove vai?
G: Era lei che volevi giusto? Quindi queste sono mie!
B: Serata di merda, io me ne vado!
Rose: Marco ma il tuo amico si sta facendo le mie cugine?
B: Sì, vaffanculo… spaccagli la faccia.

Un'altra splendida serata per i 3 italiani oltreoceano.

La metamorfosi

on Lunedì, 05 Marzo 2012. Posted in Italians

Qualsiasi tipo di eccesso nel valutare un giocatore, anche negativo, significa quanto quel giocatore stesso non ci sia indifferente. Quando si parla di Gallinari, Bargnani e Belinelli qua in Italia si è meno obiettivi di una diretta calcio su Telelombardia. Che sia per elogiarli od insultarli nemmeno t'avessero inculato la ragazza non fa alcuna differenza. Belinelli in questo senso forse è quello che si attira più di tutti l'astio dagli appassionati NBA. Per quale motivo poi non è ben chiaro, forse perchè frega davvero le ragazze altrui, il dato di fatto è che sul suo conto si leggono cose che vanno dal “Grande Beli, spacca i culi, salva il mondo e già che ci sei comprami il detersivo che all'Esselunga c'è il 3X2” a “Non sa giocare a basket, non sa parlare, c'ha la faccia da fesso e secondo me usa poco il sapone”. Molto più spesso la seconda a dire il vero.

Partiamo da un presupposto che si basa su quanto visto in questi anni, e che farà già storcere il naso a qualcuno: Belinelli è un giocatore NBA. E non nel senso che ci gioca, quello vale anche per un buon numero di giocatori che sarebbero buoni giusto per fare i fermacarte. Nel senso che vale quel livello. Queste due stagioni agli Hornets hanno dato una risposta abbastanza chiara in merito, le stesse due stagioni che l'hanno trasformato come giocatore. Perchè se Gallinari e Bargnani nel corso di questi anni si sono dovuti preoccupare di migliorare il proprio gioco, ma non di cambiarlo, Belinelli ha dovuto necessariamente rivedere il proprio modo di stare in campo. Per una questione di talento, di fisico, di atletismo, di pariruolo. A Bologna era il punto di riferimento offensivo e poteva permettersi di forzare più di Nate Robinson in uno di quei giorni. Lo stesso stile di gioco che ha poi trasportato in NBA, a Golden State, in una squadra mediocre ma soprattutto costruita con una regola offensiva rigidissima: fate quel cazzo che volete, a patto che abbia poco senso.

Dopo un anno tra il mediocre ed il pesantemente deludente a Toronto era lecito chiedersi cosa potesse essere di Belinelli in NBA: tre stagioni tra alti – la seconda parte dei stagione ai Warriors, con ventelli come se piovesse – e soprattutto tanti bassi, mostrando un ragazzo che faceva fatica ad adattarsi ad un tipo di gioco – quello dello specialista o del giocatore con molte meno responsabilità offensive – diverso da quello che era abituato ad adottare.

Poi è arrivato Monty Williams.

Arrivato agli Hornets si è trovato davanti agli occhi un concetto molto semplice: o difendi e giochi come dico io o sventoli asciugamani insieme a DJ Mbenga che ha un sacco di storie divertenti da raccontare. Ha avuto l'intelligenza di scegliere la prima opzione, anche se francamente l'idea di passare un anno a fianco del buon DJ avrebbe fatto tentennare anche i più coraggiosi.
Verissimo quello che molti saranno pronti a dire: c'era Chris Paul, che è come dire che anche un elettricista di fianco a lui farebbe 5-6 punti a partita. Innegabile. Ma lo stesso discorso vale anche per i due pariruolo di Belinelli che gli stavano dietro nelle gerarchie, ovvero Willie Green – e vabbe', avessi detto Topo Gigio – e Marcus Thornton, uno a cui i neuroni fanno contatto una volta ogni tre anni, e solo a patto che siano bisestili, ma che a talento, soprattutto atletico, non è lontanamente paragonabile al manzo italiano.

Belinelli con Williams è diventato uno specialista, che è quello di cui aveva bisogno per diventare un giocatore NBA, seppur con qualche piccola riserva. Non è, mai nella vita, un tiratore puro. Non ha né la tecnica né la mentalità per esserlo. Troppo discontinuo, tanto di percentuali quanto di mera esecuzione del tiro, cambiata nel corso degli anni e non necessariamente in meglio. E' un buon tiratore, e questo lo dicono anche le percentuali – circa il 39% da tre in carriera fino ad ora, si è visto decisamente di peggio – e rispetto agli specialisti puri ha più talento offensivo e spesso e volentieri anche più atletismo, ma non sarà mai un tiratore eccezionale.

Non è però un caso che nonostante in questi due anni sia passato da una squadra da playoff ad una che vince a Natale e a Pasqua quando va di culo, a livello statistico la sua produzione sia rimasta pressochè invariata, a parte percentuali leggermente peggiori. Logica direbbe che il suo apporto di punti sarebbe dovuto salire sensibilmente, in assenza di terminali offensivi affidabili. Un motivo di tutto questo è, ovviamente, Chris Paul, che tende a distribuirla meglio di Jarrett Jack, uno che sarebbe capace di mettere fuori ritmo anche Ray Allen in giornata buona. L'altro, ed opinione personale il principale, è che ormai ha perso quell'estro ed imprevedibilità che aveva negli anni italiani e nei primi NBA, per guadagnare solidità ed affidabilità. Anche difensiva, fino a dove arriva ovviamente il suo fisico. Quindi non lontanissimo, ma comunque abbastanza da non essere dannoso come spesso accadeva in altri contesti.

Ad alto livello non è e non sarà mai un titolare, ma un solido panchinaro a cui chiedere punti comodi senza fare più danni della grandine o di Toney Douglas palla in mano assolutamente sì. Valeva la pena, questo cambiamento? In ottica NBA era l'unica via per valere il livello. In ottica Nazionale probabilmente no, trovando ora un giocatore abituato ormai ad eseguire un compitino che in una squadra con meno talento di una puntata di Amici non può essere sufficiente, portandolo a prendersi spesso forzature che non fanno più parte del suo bagaglio, soprattutto a livello mentale e di abitudine.

E' lo stesso motivo per cui ora come ora probabilmente è più adatto per la NBA che per un contrattone in Europa.

Quindi, SDENG – essendo noi autoreferenziali da fare schifo – sì, perchè la vita è troppo breve per non passarla a prendersi per il culo, ma con giudizio.

Una serata in discoteca come tante altre

on Domenica, 19 Dicembre 2010. Posted in Italians

Gallo: Beli, ti sembra questa l'ora di arrivare?
Beli: Ho trovato casino in metro. E son passato davanti a quel negozio di biscotti sulla terza strada, mi son fermato cinque minuti.
G: Cinque?
B: Trenta, c'erano anche gli assaggi gratis.
G: Cazzo, è possibile che se organizzo una serata ogni volta debba aspettarvi due ore?
B: Ma l'altro?
G: E chi l'ha sentito...
B: Provo a chiamarlo io per sentire dov'è finito...

Mago: Pronto?
B: Pronto?? Dove cazzo sei?
M: Con chi parlo?
B: Ti dò un suggerimento, leggi il nome sul cellulare
M: Nokia?
B: Non quello.
M: Ah, Vodafone. Ha delle offerte per me? Vorrei cambiare telefono, questo ha i tasti troppo piccoli...
B: Leggi sul display, genio.
M: Ah, ciao Beli, come stai?
B: Lascia perdere. Sono qui col Gallo. Dovevi essere a casa sua circa un'ora fa.
M: A me non l'ha mica detto.
B: Ma se eri in mail con me e lui su Facebook. E hai risposto che saresti venuto!
M: Ah, quello? Pensavo fosse uno scherzo...
B: E per quale motivo scusa?
M: Boh, mi pigliate sempre per il culo.
B: Chiediti perchè. Ti dò venti minuti per essere qui, e vestiti meglio dell'ultima volta. Ti do un suggerimento, i maglioni con le papere non funzionano sulle donne.
Click.
G: Ma è lo stesso che ne mette venti a partita in NBA?
B: Un anno a giocare con lui e non sono riuscito a capire se ci è o ci fa.

Cinquantasei minuti dopo.

G: Puntuale come le poste italiane!
M: Non sapevo cosa mettermi...
B: E a quanto pare non lo sai tutt'ora. Che roba è quella?
M: Un maglione con sopra Megazord!
B: Ma cosa ti avevo detto?
M: Di non mettere i maglioni con le papere. E non è stato facile eliminare metà del mio guardaroba!
G: Lasciate perdere, ci stanno aspettando al locale

Discoteca di New York, sala vip. Il Mago e Beli guardano il Gallo completamente circondato da donne, una più bella dell'altra

B: Io non ho ancora capito come faccia quello lì
M: E' così affascinante, ha sempre il sorriso e la battuta pronta, è impossibile resistergli
B: Guarda che se vuoi dichiararti posso metterci una buona parola.
Figa a caso: Ciao, sei tu Bargnani, quello dei Toronto Raptors?
M: Sì sono io
B: E io sono Belinelli, degli Hornets!
F: Ma sei quello che fa un sacco di punti e prende un sacco di soldi?
M: Sì sono io!
B: Io segno dieci punti a partita e guadagno due milioni di dollari l'anno!
F: Ma cos'è quella cosa sul maglione?
M: E' Megazord, che veglia su di noi e ci protegge.
B: Io invece ho una camicia di Armani da 5000 dollari!
F: Wow Giganerd! E' proprio bello.
M: Megazord.
B: Hai visto il mio Iphone duecento giga con fotocamera 40 Megapixel che fa il caffè e porta fuori il cane a pisciare?
F: Hai altre cose di Ipernord a casa tua? Mi piacerebbe vederle.
M: Megazord. Ho un sacco di altri maglioni con lui sopra! E anche qualcuno con le papere.
B: Io a casa ho una collezione di preservativi aromatizzati al muschio verde, ti va di vederla?
F: Mi ci porteresti? Sono sempre stata una grandissima fan di Superlord
M: Non lo so, mia mamma mi ha sempre detto di non fidarmi degli sconosciuti. E la NBA mi ha detto che se gli sconosciuti sono belle donne, poco vestite e che vogliono venire a casa tua per vedere la collezione di farfalle, quella di Megazord o quella di carta igienica colorata, devo stare attento perchè sono brutte persone.
B: Io posso accettare il rischio, ed un paio di preservativi mi scadono domani!
F: Vabbe' ho capito, ciao idioti.

G: Ciao ragazzi, scusate ma ero impegnato con qualche attrice famosa e qualche ricca ereditiera che, testuali parole, voleva cercare qualche ricco tesoro nei miei pantaloni. Vi state divertendo?
M: Un sacco! E' bellissimo questo posto, e le tartine sono buonissime. Non è mica come negli scantinati di Toronto.
B: Vaffanculo.


Post Scriptum: Nessun giocatore NBA è stato maltrattato durante la stesura di questo racconto, ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale, o puramente voluto o puramente sbagliato.

Belinelli, il terzo incomodo

on Mercoledì, 01 Dicembre 2010. Posted in Italians

Belinelli è sempre stato figlio di un dio minore, rispetto agli altri due. Non tanto in Italia, dove aveva mezzi fuori scala lui tanto quanto Gallinari e Bargnani. Ma in NBA se sei meno di due metri, sai tirare, la passi bene e schiacci comodo sei bravo sì, ma mettiti in fila con gli altri per i panini, non sei speciale. Diverso è se sei 2,10, corri come uno di 1,80 e hai il tocco più dolce di un pianista. Anche da quelle parti questi son pochi e quindi tutelati manco fossero dei Panda. Che Belinelli sappia giocare a basket, e piuttosto bene, grossomodo lo sappiamo da quasi dieci anni. Ma in Italia, dove ogni suo vagito è stato vivisezionato all'eccesso, considerando che a sedici anni era considerato l'unica speranza per il basket italiano. A quell'epoca ci si toccava di nascosto per le summer league di Cittadini o per il futuro di Zacchetti, Bargnani è esploso leggermente più tardi, Gallinari ne metteva sì centotrenta da sdraiato nelle giovanili, ma era ancora piccolino. Giusto per dire, da queste parti sappiamo qualcosina di lui. Ma a dire che lo si è analizzato in maniera obiettiva sarebbe un falso clamoroso. Per gli americani, a differenza nostra, un italiano è un giocatore come gli altri, esattamente come uno spagnolo, un francese o un senegalese. E' arrivato là come uno tra tanti, con mezzi di un giocatore normale. Anche se qui si pensava già a quando avrebbe affrontato in duello il suo idolo, Kobe. Quasi fosse un passaggio di consegne. Che poi a ben vedere il trattamento competente, intelligente e per nulla populista – si noti il massiccio utilizzo dell'ironia, per i meno attenti – della Gazzetta, ovvero la principale fonte di informazione per chi di basket non sa nulla – ed è difficile che con letture del genere uno possa migliorare – non ha aiutato nella visione razionale del giocatore.Che è buono sì, ma fisicamente non ha la potenza delle guardie NBA, è atletico per esser bianco, peccato che quelli che giocano con lui abbiano la pelle scura e la selezione dei tiri intelligente non sempre è stata in cima ai suoi pensieri. A questo aggiungiamo il fatto che essere allenati dal Don Nelson post demenza senile dev'essere una delle cinque esperienze peggiori nella vita di un uomo – a meno che tu non sia un semisconosciuto giocatore in cerca di un pazzo che ti dia spazio solo perchè hai un bel nome, in quel caso è il migliore – e saprebbe far passare la voglia di difendere anche a Paolo Maldini ed uno si spiega perchè nelle prime tre stagioni non ha raccolto gran figuroni. Paradossalmente dopo due squadre ridicole e gestite in modo altrettanto ridicolo, per diventare un titolare credibile ed apprezzato è dovuto passare ad una squadra molto più forte e organizzata che fonda sulla difesa le proprie certezze. Paradossalmente neanche troppo per la verità. Belinelli come l'europeo medio che arriva nella NBA dopo basket di alto livello in patria (quindi non pensate a Darko Milicic, per favore), ha più possibilità di emergere in contesti organizzati, piuttosto che nelle barzellette della Lega. Poi parliamoci chiaro, a giocare con Chris Paul segnerebbe un paio di canestri anche un ragioniere di sessantadue anni reduce da un intervento alle ginocchia, ma questo discorso vale anche per tutti quelli che nelle gerarchie stan dietro a Belinelli, non sono pochi e nemmeno scarsi. Eppure il nome che chiamano quando inizia la partita e quello che è in campo nei minuti finali di gara è Marco, non Willie o Marcus.