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Finalmente Italia

on Domenica, 09 Settembre 2012. Posted in Europa

Potremmo partire da Qui

Per arrivare Qui.

Le pagelle del nostro Sine e le bestemmie di Simone Pianigiani riassumono in maniera chiara ed efficace quello che è stata la Nazionale Azzurra nello scorso Europeo, dove non ha decisamente brillato, e negli anni successivi all’argento olimpico di Atene nel 2004.

Il cambio generazionale, la mancanza del concetto di gruppo e tutta una serie di scelte tecniche e non avevano portato sui campi cose che oggettivamente avremmo fatto anche a meno di vedere.

‘E' ora di basta’ direbbe un nostro caro amico e così è stato.

Il presente dice 8 vittorie consecutive e primo posto in solitaria nella qualificazione ai prossimi Europei in Slovenia.

Il presente dice che finalmente abbiamo un gruppo di ragazzi che hanno voglia di vincere, che rimontano partite sotto di diciotto/venti lunghezze, che mettono il cuore e le palle quando serve.

Abbiamo un Pietro Aradori in più, assente agli scorsi europei, che ha tenuto una cosa come più di 12 punti di media a partita con il 64% da due e il 44% da tre e un insano senso per il canestro, anche quando la palla scotta - vedi il match di ritorno in Turchia. Mica pizza e fichi.

C’è, finalmente, Gigi Datome, che ha la fiducia di tutta la squadra, del coach e soprattutto ha fiducia in sè stesso e questa è la cosa che più conta. Che sia sempre stato un buon giocatore nessuno lo hai mai messo in discussione, sulla sua continuità potremmo metterci qui a parlarne. Solido, efficace, fondamentale. Citofonare al campanello Turchia per chiedere informazioni.

C’è Daniel Hackett che di perdere non ne ha mai voluto sapere e ha ricominciato a pestare sull' acceleratore come solo lui sa fare, peggio di un gatto attaccato ai coglioni, lui che di quelli ne ha un paio che fanno provincia e che forse è riuscito a trasmetterne un po’ anche a tutti i suoi compagni di squadra.

Squadra che Danilo Gallinari ha aiutato come mai prima d’ora. Mettendosi al servizio dei suoi compagni, giocando in maniera umile, uscendo per la prima volta dalla panchina dopo aver saltato tutte le amichevoli per i soliti problemi di cui speriamo ogni volta di non dover più sentire parlare. Giocare insieme e insieme andare avanti, fregandosene di giocare a Denver o a Reggio Emilia.

Rimane un giocatore superlativo e quando lo troviamo in queste condizioni, quando decide di non sbagliare un fottuto cazzo ‘bagna un quantitativo clamoroso di mutande’ (cit.)

A parlare di tutti verrebbe un po’ lunghina, ma l’idea di fondo è che questo gruppo abbia finalmente messo in campo quello spirito che da troppo tempo era disperso in isolamenti e ‘ciapa e tira’. 

Il merito va soprattutto a un uomo che di partite in vita sua ne ha perse pochine e perdere come si era perso in Lituania, beh magari anche no. Pianigiani è riuscito a imporre ai giocatori la propria idea di vincere, che non si limita a portare a casa il risultato, ma vuol dire crederci se sei sotto di venti e martellare come se non ci fosse un domani se sei sopra di cinquanta. E imporre questo tipo di mentalità a quindici persone è già di per sè un traguardo, portare a casa 8 vittorie in fila poi è molto più di un risultato.

Mi fermerei qui ma ci sono due nomi che non sono stati citati, e sarebbe sbagliato non farlo. Andrea Bargnani e Marco Belinelli.

Ora, io mi immagino già la gente che comincia a dire che si vince senza di loro, che sono delle mezze fighe, che non credono nel progetto.

Ecco, no.

Personalissima idea, in Slovenia questi due ci serviranno eccome, perché Bargnani  può essere il 4 che la metà delle squadre sognano e Belinelli nel suo ultimo anno in NBA ha avuto una crescita esponenziale dal punto di vista mentale del gioco. Quindi, per ora bene, anzi benissimo così, ma la sfida inizia adesso, o meglio il 4 settembre.

Ko-be or not Ko-be?

on Venerdì, 30 Settembre 2011. Posted in Europa

Al momento di scrivere l'accordo tra Bryant e la Virtus Bologna non è ancora ufficializzato, ma quello interessa poco, il punto è: cosa significherebbe Kobe a Bologna, a queste condizioni, ovviamente secondo il parere personalissimo (e per definizione criticabile) del sottoscritto.

Sabatini: rappresenta l'esempio più fulgido del basket italiano di imprenditore creativo. E' arrivato fino a questo punto grazie al suo genio e alla sua follia. Ha l'autocontrollo di un gatto davanti ad una pallina di pelo, è politicamente corretto tanto quanto un vestito di Lady Gaga (e spesso la cosa rappresenta un pregio) ed è interessato a vincere il campionato di Serie A quanto potrebbe esserlo mia nonna. A patto che le spieghi cos'è il campionato di Serie A, cos'è una palla da basket e perchè c'è così tanta gente colorata che gioca. Il punto di Sabatini è questo: non gli interessa vincere, non gli è mai interessato. O quantomeno non quanto promuovere il proprio prodotto. E' talmente assuefatto dall'essere imprenditore creativo – e da un punto di vista puramente lavorativo ne fa una persona di indiscutibile successo – che vede possibilità di promozione e guadagno ovunque. Che non è necessariamente sbagliato, dal suo punto di vista soprattutto. Ma per chi è interessato esclusivamente ad un campionato di Serie A serio è già più rischioso. Gli fosse interessato vincere, con i soldi – che peraltro non ha ancora trovato – con cui pagherà Kobe per un mese, avrebbe potuto costruire una squadra da titolo. Dire che gli sponsor che nel caso saranno disposti a supportarlo non li avrebbe trovati altrimenti è vero fino ad un certo punto: è Bologna, la capitale del basket italiano. Se avesse costruito una squadra da titolo qualche sponsor in più l'avrebbe trovato. Non è nemmeno interessato a promuovere la Serie A, avere Kobe che gira per l'Italia per un mese solo non aiuta affatto la credibilità del campionato. A lui interessa esclusivamente promuovere sé stesso e la sua azienda, che la squadra vinca sul campo o meno è del tutto secondario. Da questo punto di vista la mossa di Sabatini è ineccepibile.

Kobe: lo avrete sentito in questi anni parlare italiano. Lo sa benissimo. E per quanto ridicolo sia, siamo pure un po' orgogliosi sentirlo esprimersi nella lingua di Dante e Fabrizio Corona con questa dimestichezza. Prescindendo dai soldi, è chiaro che lui tra tutti i posti in cui vorrebbe finire durante il lockout l'Italia è al primo posto. E al secondo, e al terzo. Oltretutto Bologna è a due passi da Reggio Emilia, una delle tappe in cui si è fermato da piccolo durante la carriera italiana del padre. Ma a parte questo, perchè Kobe dovrebbe accettare di fare il fenomeno da baraccone per un mese? I soldi che gli danno per lui equivalgono a farsi una ceretta, ma dai cinesi, di quelle economiche. Certo, si tiene in forma in attesa che cominci la NBA, ma lo farebbe comunque senza giocare in Italia, è di quelli che passerebbe 22 ore al giorno in palestra e le altre due le passerebbe a far pesare agli altri quanto è bello e quanto è bravo. Ed è questo il motivo principale per cui verrebbe a giocare qua: l'ego. E' talmente grosso che ha lui stesso un altro ego. Per un mese diventerebbe più importante del papa e del presidente del consiglio. Che non sarebbe affatto un male, finalmente sentiremmo qualcuno parlare in italiano. Inoltre ha alle spalle un processo per presunte violenze sessuali, ci sentiremmo comunque a casa. Per assurdo, il giocatore più forte del mondo, uno dei più forti della storia, in Italia avrebbe ancora più seguito di quanto non ne abbia a casa sua. E per uno come lui significa tantissimo.

Legabasket: Ha già dovuto incassare con mestizia le follie di Meneghin – che invece è presidente della FIP – ed accettare Venezia in Serie A qualcosa come dieci minuti prima dell'inizio del campionato, mandando ad amiche di Berlusconi tutto il calendario stilato fino a quel momento. Dal punto di vista della credibilità un pugno nello stomaco clamoroso. Poi è arrivato Sabatini a proporre di far giocare la Serie A tipo otto volte nel mese in cui la bistecca sarà qui in Italia. Ovvero due volte a settimana. Addirittura si era vociferato di far giocare Bologna-Roma due volte nell'arco di due settimane. A quel punto avanzare la proposta di fare un campionato intero in ventiquattro ore sembrava più sensato del solito. Il problema è che la Lega ha dato disponibilità a Sabatini a molte delle sue richieste. La legabasket cosa ci guadagna? Visibilità. Attualmente il movimento italiano è più rattrappito di un novantenne, quindi sarebbero capaci di svendersi pur di avere due persone in più a guardarli. Il problema semmai è che la visibilità in questione non sarebbe esattamente positiva. Il campionato di Serie A ha bisogno di competitività, ha bisogno di credibilità, ha bisogno di una rivale degna di Siena. La rivale quest'anno è stata trovata in Milano. Ma nell'anno in cui una squadra viene ripescata in Serie A ad una settimana dall'inizio, avere anche Kobe Bryant che sfila per un mese, in un calendario modificato appositamente per fargli fare più passerelle possibili, in una competizione clamorosamente falsata dal fatto che il giocatore più forte al mondo giocherà meno di metà campionato, diventa il colpo di grazia. Il messaggio che passa è che la Legabasket è disposta a tutto per un po' di pubblicità. Non occorre essere degli esperti di marketing per capire che è un metodo che ti porta spettatori nell'immediato – nello specifico il mese in cui giocherà Bryant – ma che perderai sistematicamente nel momento in cui lui se ne andrà. Se dici “c'è Kobe, venite a vederci”, questi se ne andranno nel momento in cui lui prenderà l'uscio. Devi guadagnarti rispetto, devi far capire alle persone che quello che hanno davanti è uno spettacolo duraturo, che val la pena andare a vedere Biella-Sassari anche se non ci sono fenomeni dell'NBA. In questo modo invece ti guadagni gli spettatori da evento, ma non fidelizzi nuovi tifosi nemmeno a pagarli sotto casa con salamelle e birra. E l'anno prossimo ti troverai allo stesso punto di prima, con la differenza che chi invece alla Serie A ci tiene davvero avrà ancora i testicoli girati per un anno di credibilità buttata nel tritarifiuti.

P.S. Ringraziamenti obbligatori ad @andreacentenari per avermi permesso di copiare il suo stato su twitter ed usarlo come titolo.

Azzurri: pagellone senza ritegno

on Lunedì, 05 Settembre 2011. Posted in Europa

Eccoci qui pronti per fare il pagellone degli azzurri. Chiariamo fin da subito, noi non siamo la Gazzetta, non ci sentiamo in dovere di dare centordici a qualcuno giusto perchè si è allacciato le scarpe nel modo giusto. Anche perchè in fondo non ci segue nemmeno nostra madre, quindi possiamo permetterci di andarci pesante senza che nessuno ce lo faccia pesare.

Maestranzi: 3

Prende tre soltanto perchè ho deciso che sotto non ci si va. Il fatto che faccia a gara con Brontolo e Pisolo su chi sia più alto – indiscrezioni danno Pisolo come favorito – te lo vorrebbe far stare simpatico, poi lo vedi giocare in azzurro e capisci che magari anche no. Preso da Pianigiani per dare ordine, mettere i piazzati e subire il meno possibile in difesa, finisce per dare caos, sbagliare qualsiasi cosa gli passi per le mani e subire in difesa anche dall'aiuto massaggiatore della Lettonia.

 

Carraretto: 5,5

Lui poveraccio non è che di colpe ne abbia tantissime, semplicemente in una nazionale come si deve non dovrebbe giocare. Però è costretto a farlo perchè le alternative si chiamano Topo Gigio e Topolino, ed a quel punto che provi a far qualcosa di più. Azzecca la gara con la Francia, ma anche difensivamente ormai fa più acqua del Titanic, soprattutto quando deve tenere gente che solo col sospensorio pesa il doppio.

Mancinelli: 4

Il fatto che abbia l'acume tattico di un tostapane con la spina staccata non lo aiuta. Non lo aiuta nemmeno pensare di essere un Hakeem Olajuwon bianco che scopa di più, e quindi avere la pretesa di poter giocare il post basso in qualsiasi situazione. Anche sotto la doccia, ma quelli sono anche affari suoi. E dei suoi compagni. Vedere un Diaw al settimo mese di gravidanza ridicolizzarlo sul suo stesso terreno è una di quelle cose che sostituirà i porno per i prossimi mesi. Il giocatore più forte del mondo quando in palio c'è al massimo una confezione di Kinder Delice.

Bargnani: 5

E' vero che nelle ultime tre partite si è messo a segnare anche da seduto al McDonald's mentre con la destra mangiava un Big Mac, ma è altrettanto vero che la partita in cui avrebbe dovuto giocare meglio di tutte, ovvero quella con la Germania, ha fatto più pieta di un cane che chiede l'elemosina. La colpa è anche di chi non lo ha servito, ma sarebbe carino anche vederlo qualche volta alzare la voce per dire qualcosa che non sia “Toronto merda, io sono un ciutto”.

Gallinari: 5

Il Gallo in questi anni è riuscito a conquistarsi la fama di uno che non sbaglia un fottuto cazzo così bene, che ormai quando lo vedi sbagliare dici “sì ma sono gli altri, si ma era giusto così, sì ma guarda che bei capelli”. Lo facesse Belinelli “ma tu guarda sto figlio di Solange, non riuscirebbe a fare una scelta giusta nemmeno col suggeritore automatico”. Ecco, merito del Gallo eh, ma in sto Europeo spesso ha preso scelte da mani nei capelli. Oltre ad essersi visto meno di quanto ci si aspettava. Poi certo, quando decide di usare il cervello ed il talento bagna una quantità clamorosa di mutande, ma questo è un altro discorso.

Mordente: 5,5

Potrei fare copia/incolla di quanto detto per Carraretto, con la differenza che mi sta meno simpatico. Ma chiedergli di più sarebbe stato ingeneroso. Anzi, sarebbe stato ingeneroso anche chiedergli di pulire il parquet dei palazzetti, ma Pianigiani l'ha addirittura schierato con continuità. In difesa ormai il suo piano gara è “gli metto le mani addosso appena inizia a respirare, poi faccio un po' la faccia di quello che ha esperienza così magari non mi fischiano un cazzo”, ma se gioca invece di godersi la pensione non è nemmeno troppo colpa sua.

Cinciarini: 5

Sul fatto che ci provi con tutto il suo cuore, credo nessuno possa smentirlo. Sul fatto che poi ci riesca, a questi livelli, magari qualcuno potrebbe esprimere qualche ragionevole perplessità. Ti chiedi perchè è stato convocato, uno che non fa il titolare in Serie A, poi leggi che i tagliati sono Poeta e Vitali, ovvero due che per motivi diversi un roster finale di una nazionale lo possono leggere solo su Superbasket, e ti dai una risposta.

Belinelli: 5

Ha una capacità di distinguere “una buona giocata” da “una spaventosa stronzata” pari alla capacità di Biscardi di distinguere un condizionale da un congiuntivo. Ma questo lo si sa da quando andava in motorino senza casco, e sperare che con gli anni potesse maturare era un po' troppo. In realtà ha forzato meno di quanto sembri, anche se poi uno legge le percentuali e sembrano quelle di Chiacig da metà campo. E' il classico esempio di tiratore. Nel senso che lui tira, poi se entra vabbe', tanto meglio, ma non era nel piano gara.

Cusin: 5,5

Dare meno ad uno che di professione taglia la legna mi sembrerebbe ingiusto. A lui si chiedeva di fare paura coi suoi centimetri e magari di spaccare le balle un po' in difesa facendo falli stupidi. Tutto sommato l'ha fatto, dando anche una stoppata meravigliosa con la Francia, tanto che è finito per terra per l'emozione. In attacco poi puoi dargli palla, a patto che non sia in post basso, dai cinque metri, in movimento o sul lato, e se è da solo da sotto canestro aspetta che sbagli un paio di volte e segni al terzo rimbalzo.

Datome: 4,5

Io sono uno di quei cretini che considera Datome un buon giocatore. Certo, costante quanto le preferenze sessuali di Paris Hilton, ma uno che in nazionale, come uomo dalla panchina, avrebbe il suo senso. Pianigiani si fida più di un trafficante di coca che di lui, ed oggettivamente vien difficile contraddirlo, visto cos'ha fatto in quel poco che ha visto il campo.

Renzi: 9

Per distacco il migliore, non ha sbagliato nulla. Talento puro nello sventolare asciugamani e porgere sentite e calorose pacche sulle spalle. Migliorabile nel consegnare borracce, ma anche in quel fondamentale ha fatto intravedere talento sgrezzabile.

Hackett: 6

Una sufficienza andava data, e lui è stato quello che ha sorpreso più di tutti. Non è un playmaker, non è una guardia, non ha nemmeno dei bei tatuaggi. Però ha le palle ed ha il fisico adatto per essere un fattore in difesa. In attacco oltre a buttarsi dentro e far vedere i pettorali non fa, ma è già molto di più di quanto abbia fatto chiunque non si chiamasse Bargnani, Belinelli e Gallinari. Se non fa come alcuni suoi predecessori, ovvero scoprirsi da un momento all'altro più gramo di uno yogurt scaduto, magari siamo riusciti a trovare uno in grado di star di fianco a quei tre per qualche anno.

Pianigiani: 5

Costruire il duomo di Firenze con il fango è difficile anzichenò, così come è difficile costruire una nazionale forte con dei carpentieri e dei pescivendoli. Ma qualche dubbio rimane: scegli di cavalcare Maestranzi per tutto il pre-europeo salvo accorgerti troppo tardi che non è buono nemmeno di servire gli antipasti? Lasci fuori Gentile e Aradori in una squadra con meno talento di una puntata di Amici? Costruisci due schemi, e li fanno male? Fare bene con questi era davvero dura, fare meglio di quanto s'è visto non proprio.

 

Consigli per l'uso: i tre NBA hanno lo stesso voto perchè sarebbe troppo comodo trovare uno migliore degli altri due. Semplicemente non c'è stato. Sarebbe stato comodo anche dare voti più alti, perchè ehi, il girone era difficile. Si vabbe', ma si è vinto una volta e perso quattro, il passaggio del turno era comunque ampiamente alla portata. Quantomeno era richiesto non far figure barbine. E tutto questo non è successo.

 

Se avete qualsiasi tipo di rimostranza ricordate che siamo dei cretini, non è colpa nostra. Un po' come Mancinelli.

"Fanculo YouPorn, io da oggi le seghe me le tiro con Marko Milic" (autocit)

on Domenica, 05 Dicembre 2010. Posted in Europa

C'era una volta una squadra che sulla carta ammaliava tutti. Si chiamava Vanoli Cremona.
Poteva disporre di una guardia scelta al numero 16 nello stesso draft di LeBron, un'ala piccola dal talento abbagliante che adesso beve spritz con 'Melo e The BirdMan, un'ala forte dalla profonda conoscenza del basket italiano e con (presunte o mai espresse) doti da leader e un lungo dall'ottimo potenziale entrato nel giro della Nazionale (Ok, le alternative si chiamavano Gigli, Crosariol e Garri, ma non siate perfidi).
Oggi ce n'è un'altra, tra "Vanoli" e "Cremona" ha aggiunto l'ulteriore sponsor Braga (molto bello: dà un ulteriore senso di cremonesità e permette di fare facile ironia sull'inno) e ha cambiato tanto, tantissimo.
Via le mele marce, ha ricostruito il roster con raziocinio partendo da tre punti fermi: il bulgarissimo Rowland ("Steal of the Passport" se ce n'è una e impareggiabile cicerone tra le vie di Sofia), il prezioso Formenti e Lui.
Lui? Marko "provoco orgasmi con il mio passo e tiro" Milic. Uno che, forse la sparo grossa ma forse anche no, farebbe fare il salto di qualità a squadre che puntano apertamente al tricolore (per maggiori informazioni, chiedere a chi allunga ottimi stipendi a Gigli, Ress, Michelori e compagnia danzante).
Uno che, e qui credo di non cagare fuori dalla tazza, con Cremona non c'entra un cazzo.
Il Capitano, emblema e paradigma di una squadra che è passata, nel giro di pochi mesi, dal dilapidare vantaggi in doppia cifra frutto di un mal calibrato mix tra doti balistiche e Gandhismo difensivo, al suonare uno spartito corale invidiabile, a controllare le partite e talvolta, come ad esempio ieri sera, al colmare divari per poi vincere in scioltezza.
Vanoli Braga Cremona vs Pepsi Caserta. La prima ormai assurta al ruolo di sorpresa del campionato dopo aver ridicolizzato Varese e aver spinto Roma in uno dei suoi fisiologici e periodici baratri; la seconda risorta dopo un tremendo 0-5 iniziale grazie alle vittorie contro Brindisi e Cantù, frutto di una difesa che dai 90 e fischia punti concessi nelle prime cinque gare è passata ai 67 e rotti delle ultime due.
Classica partita da 1x2 calcistico: il vento dell'est padano contro i magnifici 5 (tralasciamo un attimo i risultati: Di Bella, Bowers, Ere, Jones, Williams è un quintetto della madonna. Punto.) casertani.
Il primo tempo, come prevedibile, è molto equilibrato: Cremona si affida come sempre al totem Milic, alle iniziative del soldatino Foster (a proposito: i fenomeni che d'estate se ne uscivano con "figa ma el fà mai canester" dove sono adesso?) e alla Carezza (per preferenze personali opterei per un "La Schiaffa", ma vabbè) del Montenegro.
Chi?
Blagota Sekulic.
Quest'estate dev'essere andata più o meno così.
Portaluppi: "Pres, il coach vuole un certo Sekulic"
Pres: "E chi saresel??? Eel bon?"
Port: "Dicono di si. Ha esperienze anche in Europa e ha vinto dei campionati".
Pres: "Ah...ma sa custel?"
Port: "Più o meno un terzo dei fenomeni che avevamo l'anno scorso"
Pres: "Cat bon. Prendine due".
Tanto per capirci, questo signore nelle ultime quattro ha sciorinato un 25/32 da 2 (!), bilancio Vanoli 3-1, con l'unica sconfitta a Biella in una partita dalle difese che avrebbero fatto incazzare anche Bosh.
Tornando alla partita, neppure Caserta brilla nel primo tempo ma ringhia che è un piacere e la stazza di Williams (avete presente Schortsanitis in Eurolega? Ecco, trapiantatelo in Italia e avrete un 'idea del giocatore. Peccato che i suoi compagni lo facciano tirare 5.7 volte a partita....), la solidità di Di Bella, un paio di magate di Jumaine Jones e due canestri da cinema di Colussi bastano per andare al riposo sopra di uno, con la sensazione però di aver inceppato in maniera incantevole un attacco che viaggia ad 85 punti ad uscita.
Si torna in campo: Di Bella prende fuoco, Ere si rende conto di essere un tiratore e il +9 è cosa fatta.
Cremona? Bruttissimi segnali: attacco lento e macchinoso, attacco avversario che comincia a metterla e Rowland che commette il terzo fallo. Scelta obbligata: dentro D'Ercole e Perkovic (Chi? Bè, fate copia e incolla della telefonata di Sekulic).
Episodio chiave: Caserta in attacco, D'Ercole chiude in un angolo il palleggiatore che se la caverebbe anche se dal nulla non arrivasse il buon Jasmin, che ci mette le sue manine tutt'altro che da principessina disneyana e confeziona il recupero, subendo pure fallo.
L'inerzia è una cosa volubile, ma per farla girare ci vuole anche del tuo: Perkovic suona la carica, D'Ercole lo imita trovando prima una bomba sullo scadere dei 24 dal palleggio e poi un'altra intrisa di lucida follia, sparando in transizione invece di servire Marko "passetto del re" Milic in post basso.
Pim pum pam: +2 Vanoli, PalaRadi in versione Salonicco e Sacripanti che inizia con i salmi perchè le bestemmie le ha finite da un pezzo.
Il quarto quarto? Non mi dilungo, sappiate però che Caserta nei primi 8':30'' infila la miseria di due punti e non necessariamente solo a causa della giornata storta al tiro.
Altro aneddoto? 30 secondi dalla fine, +9 Vanoli e bottiglia di champagne già mezza stappata, time-out Cremona.
Time-out Cremona..?
Si.
Mai sentito parlare di differenza canestri? Immagino di si.
Quello che forse sotto il Torrazzo non avete mai sentito, perlomeno in epoca di Serie A, è "Salvezza tranquilla bene, ma non benissimo. Alziamo l'asticella".

Dietro le quinte, ci sarebbe un personaggio che non ho volutamente mai menzionato: Tomo Mahoric, il coach. Non un pirla, perchè se vinci l'Uleb Cup non è mai per caso.
L'uomo che ha voluto un solo americano e, per giunta, l'ha voluto lontano anni luce dallo stereotipo del giocatore a stelle e strisce.
L'uomo che, trovato Milic, ha portato con sè una schiera di fedelissimi. E che sta avendo ragione.
L'uomo che al decimo tentativo ha sfatato il tabù Caserta.
L'uomo della "Vanolic". Una squadra che di talento ne ha più di quanto si creda. Che difficilmente, almeno mentalmente, scoppierà, perchè se hai le palle più quadre del cubo di Rubik, i risultati arrivano.
L'uomo al quale, tornato sul campo per l'intervista di Sky, un PalaRadi ancora mezzo pieno dedica un applauso e anche un timido coro. Una cosa normale? Non per il pubblico di Cremona che, quando si ferma dopo la partita, lo fa al massimo per insultare tifosi avversari a cui dei cremonesi non fregava un cazzo.
L'uomo che potrebbe dare a Cremona basket da vedere anche a fine maggio.