C'era una volta in quel di Chicago
Di: Mocio
Agoghé. Nell'antica Sparta era un rigoroso sistema educativo e di allenamento, a cui venivano sottoposti i cittadini, che mirava ad insegnare lealtà, caccia e competenze belliche.
Questo creava una città di guerrieri abilissimi, sia sul campo che sul piano strategico, tanto che sono nate miriadi di leggende su questa polis. Era circa il 500 a.C., o 2488 a.J. (Avanti Javale), e sembrerebbe una cosa anacronistica. Eppure in America stanno nascendo le basi per un seguito, una storia in fase di elaborazione che prende chiaramente ispirazione da quella stirpe di guerrieri.

Siamo in America e per giunta in periodo playoff, deve esserci una storia: c'è sempre una storia. Nel 2013 il film è a Chicago e come sempre c'è tutto quello che serve.
Iniziamo dalla cosa più banale: la trama.
Questa è semplice, un grande classico; una squadra molto promettente perde il suo leader e si ritrova ad affrontare 1000 difficoltà…
Imprevisti.
Ecco, qui quel grandissimo bastardo dello sceneggiatore (è una figura abbastanza indefinita ma i baskettolici sono soliti chiamarlo banalmente "Dio del basket") ha decisamente pisciato fuori dal vaso. Perché va bene che siamo in America e si esagera sempre ma eliminare anche il secondo della squadra (Deng), la guardia titolare (Hamilton) e quella sostituta (Hinrich); debiitando il centro titolare ed il sostituto del leader pare eccessivo.
Sentimenti.
Anche questa è abbastanza facile, sono i soliti americani. Toughness, Devotion, Proud,…
A questo punto arriva il momento del casting.
Nate Robinson: protagonista insieme al prossimo, senza dubbio Vin Diesel. Tamarro se ce n'è uno, ma impossibile da odiare completamente. Sempre sul filo del rasoio tra i buoni e i cattivi, ma alla fine è un eroe che pretende di porsi come cattivo e arrogante. Se le chiava tutte.
Joakim Noah: Jack Nicholson. Brutto, cattivo e probabilmente psicopatico. Capace di spaventare sia muovendosi che parlando. Perno su cui organizzare la sceneggiatura.
Marco Belinelli: Steve Buscemi. Non sai mai che cazzo c'entri finché non fa la mossa che cambia tutto il film. Pedina fondamentale.
Carlos Boozer: Danny Trejo. Prima di tutto perché è messicano, e poi è l'ignoranza allo stato puro. Impossibilitato a ruoli razionali, deve solo andare avanti e sparare.
Aggiungendo qualche comparsata saltuaria anche il casting è fatto, adesso però serve un regista in grado di amalgamare tutto quanto: Tom "Kasparov" Thibodeau, Quentin Tarantino.
Serve un regista in grado di trasmettere violenza e durezza. In grado di analizzare anche l'aspetto psicologico delle situazioni.
Per vedere se sarà un film o una storia vera dovremo aspettare, per ora la trama è ferma al colpo di scena: dopo la sconfitta degli avversari forti ma affrontabili, si trovano ad affrontare quelli impossibili: i campioni in carica. E sono in vantaggio…
Il bello dei film è che per quanto impossibile possa essere puoi sempre sperare che finisca come vuoi tu, in fondo non è reale, forse. Anche su Sparta si narra di 300 guerrieri…










