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C'era una volta in quel di Chicago

on Martedì, 07 Maggio 2013. Posted in Playoffs

Di: Mocio

Agoghé. Nell'antica Sparta era un rigoroso sistema educativo e di allenamento, a cui venivano sottoposti i cittadini, che mirava ad insegnare lealtà, caccia e competenze belliche.

Questo creava una città di guerrieri abilissimi, sia sul campo che sul piano strategico, tanto che sono nate miriadi di leggende su questa polis. Era circa il 500 a.C., o 2488 a.J. (Avanti Javale), e sembrerebbe una cosa anacronistica. Eppure in America stanno nascendo le basi per un seguito, una storia in fase di elaborazione che prende chiaramente ispirazione da quella stirpe di guerrieri.

Chicago Bulls

Siamo in America e per giunta in periodo playoff, deve esserci una storia: c'è sempre una storia. Nel 2013 il film è a Chicago e come sempre c'è tutto quello che serve.

Iniziamo dalla cosa più banale: la trama
Questa è semplice, un grande classico; una squadra molto promettente perde il suo leader e si ritrova ad affrontare 1000 difficoltà…

Imprevisti.
Ecco, qui quel grandissimo bastardo dello sceneggiatore (è una figura abbastanza indefinita ma i baskettolici sono soliti chiamarlo banalmente "Dio del basket") ha decisamente pisciato fuori dal vaso. Perché va bene che siamo in America e si esagera sempre ma eliminare anche il secondo della squadra (Deng), la guardia titolare (Hamilton) e quella sostituta (Hinrich); debiitando il centro titolare ed il sostituto del leader pare eccessivo.

Sentimenti.
Anche questa è abbastanza facile, sono i soliti americani. Toughness, Devotion, Proud,…

A questo punto arriva il momento del casting.

Nate Robinson: protagonista insieme al prossimo, senza dubbio Vin Diesel. Tamarro se ce n'è uno, ma impossibile da odiare completamente. Sempre sul filo del rasoio tra i buoni e i cattivi, ma alla fine è un eroe che pretende di porsi come cattivo e arrogante. Se le chiava tutte.

Joakim Noah: Jack Nicholson. Brutto, cattivo e probabilmente psicopatico. Capace di spaventare sia muovendosi che parlando. Perno su cui organizzare la sceneggiatura.

Marco Belinelli: Steve Buscemi. Non sai mai che cazzo c'entri finché non fa la mossa che cambia tutto il film. Pedina fondamentale.

Carlos Boozer: Danny Trejo. Prima di tutto perché è messicano, e poi è l'ignoranza allo stato puro. Impossibilitato a ruoli razionali, deve solo andare avanti e sparare.

Aggiungendo qualche comparsata saltuaria anche il casting è fatto, adesso però serve un regista in grado di amalgamare tutto quanto: Tom "Kasparov" Thibodeau, Quentin Tarantino.
Serve un regista in grado di trasmettere violenza e durezza. In grado di analizzare anche l'aspetto psicologico delle situazioni.

Per vedere se sarà un film o una storia vera dovremo aspettare, per ora la trama è ferma al colpo di scena: dopo la sconfitta degli avversari forti ma affrontabili, si trovano ad affrontare quelli impossibili: i campioni in carica. E sono in vantaggio…

Il bello dei film è che per quanto impossibile possa essere puoi sempre sperare che finisca come vuoi tu, in fondo non è reale, forse. Anche su Sparta si narra di 300 guerrieri…

Giusto un Giro

on Domenica, 05 Maggio 2013. Posted in Playoffs

Di: Lukish

Il primo dei playoffs per essere precisi. Turno 1, per molti versi il più divertente, dove accade quello che non deve accadere, quello da seguire di notte, una partita dopo l'altra, accompagnati da una birra e un kebab, ok tre o quattro birre. Quando il sonno non può essere una scusa adeguata, a volte nemmeno contemplata, perché il rischio di perdere autentiche perle è troppo alto.

Il 17 Aprile scorso su twitter avevo elencato otto motivi per cui questi playoffs sarebbe stati, come sempre, un' autentica manna per gli amanti della palla a spicchi. Li riprendo perché vorrei azzardarmi ad usare un numero maggiore di 140 caratteri per motivare le mie scelte e perché mi piace un sacco parlare, cercando di farvi capire come l’ignoranza regni sovrana nella mia vita e nel concetto di basket che intendo io.

Quindi:

1 - Il pubblico dei Golden State Warriors. Quando nel 2007 la Barba che spadroneggiava dalle parti di Oakland non aveva sulla canotta stampato il numero 13 ma il 5 e il sorrisone del possessore certificava come un marchio di fabbrica una delle imprese più incredibili nella storia del basket moderno loro c’erano. Quando successivamente le cose dalle parti della Baia andarono leggermente più a sud e dei playoffs non si sentì parlare per un periodo di tempo che supera il lustro loro c’erano lo stesso. Il pubblico della Baia adesso, come allora, c’è. Ed è infernale. È il sesto, settimo e ottavo uomo in campo, ai piedi del Reverendo, che parte con il gospel al minuto uno e finisce con l’ Alleluia al minuto quarantotto. 20000 anime che in quei quindici ragazzi credono ciecamente, ogni sera che Cristo manda su questa Terra. E andare a vincere da quelli parti quando conta per davvero è una fottuta impresa.

2 - Il Barba. Ci ha provato. Io ci credevo, ma tipo veramente un casino. Sarebbe stata una vendetta Tarantiniana elevata a capolavoro assoluto. Perché lui ha fatto perdere apposta ai suoi l’ultima di regular in quel di LA per finire contro gli Ex. Non ce l’ha fatta, nonostante il fato gli sia andato dietro alla grande per una volta con l’infortunio (ouch) di Russell nostro Westbrook. Manca un pezzo importante al puzzle Houston, e un allenatore magari meno simpatico ma decisamente più competente, per essere una squadra su cui puntare e in grado di competere sul serio, ma sono decisamente in buone mani.  Su Chandler Parsons non dico niente, anzi si: Ti Amo.

3 - Chris(T) Paul che porta in finale i Clippers. Ehm…. Va beh oh uno ci conta, se l’anno scorso il nostro, mezzo sbriciolato, aveva portato i suoi ad un secondo turno quest’ anno sembrava tutto apparecchiato per la cavalcata che quelli di Los Angeles han visto fare molto più spesso ai cugini. E invece fuori. Grazie e arrivederci ? Mi auguro di no per Chris e per i Clippers che tornerebbero in quel familiare oblio in cui han vegetato per un numero di anni che si avvicina all’infinito. Magari però un allenatore quest’estate potrebbero provare a cercarlo, sai mai che Paul voglia provare a vincere da qualche altra parte.

4 – Denver. La democrazia Karl ha evidenziato nell’ infortunio del nostro italiano preferito il suo più gran difetto: sperare di farcela senza un uomo di punta. Che non significa avere un Lebron o un Durant ma un Gallinari, in questo caso, che non sarà una stella assoluta ma una discreta certezza quando c’è da prendere determinate decisioni. Si sono affidati a Miller che in gara uno ha predicato il verbo manco fosse il reverendo che i loro avversari avevano sul pino e sono rimasti vittima di un Wilson Chandler che è rimasto illegale ma per motivi diametralmente opposti a quelli che l’avevano visto spadroneggiare uscendo dalla panchina poche settimane prima.

5 - Le botte da orbi nell' Indiana. Sempre e comunque. Sarò sincero, pensavo che la ‘Questione Atlanta’ andasse via in maniera più liscia ma non starò certo qui a lamentarmi se ogni partita mi metterà davanti agli occhi la coppia George- Stephenson in assetto da guerra. E adesso c’è New York, con elementi del calibro di J.R. Smith e Gran Kenion Martin. Tyler Hansbrough sta lucidando il canne mozze. Rapida parentesi  su Atlanta: mi ricordano quello che ogni professore diceva a mia madre alle udienze: ‘Non va male, ma si vede che potrebbe fare di più’. Si stanno anche sinistramente avvicinando alla mia stessa durata di questa analisi, quasi 8 anni.

6 - Gli spot promozionali più belli di sempre. Per distacco i migliori del globo. Come dicevano i Punkreas ‘la bandiera a stelle e strisce ti conquista e ti rapisce’ e gli spot NBA sono così belli che anche quando vedi un video di trenta secondi su internet e ce ne sono altri trenta prima di pubblicità sorridi. Riescono a comunicare tutto quello che l’NBA vuole trasmetterti e se non sono divertenti come l’ultimo di Will.I.Am, dove oltre che ballare ti rendi conto di quanto cazzo siano grossi ‘quelli 'accanto a una persona normale, il comune denominatore è l’epicità finale della faccenda.

7 – Sheeeeed. Si è ritirato la mattina dopo questo tweet. Sto piangendo da allora, da quegli ultimi due punti a Charlotte in faccia a Biyombo, dopo quattro mesi di pausa. Ha riassunto tutto perfettamente Dario Vismara in questo pezzo che se non avete fatto dovete leggere.

8 - Nate Robinson che almeno una gliela fa vincere da solo. Propizia indigestione di paella che mi ha costretto in casa, tanto inaspettata quanto gradita visione live del suddetto match. Che in una parola può essere riassunto come Delirante. Un uomo in missione e che missione. Chicago vince in sette gare ma la netta sensazione che quella gara quattro sia stata la decisiva per i ragazzi di Thibo è più di una. La variabile impazzita che diventa costante, perché quando conta lui c’è. Il go-to-guy che con quel suo sorriso strafottente manda in delirio uno stadio, che si rialza e non fa una piega quando prende una tranvata che alla metà delle persone normali sarebbe stata classificata come trauma. E poi te ne mette ventiquattro in faccia nell’ ultimo periodo e la porta a casa praticamente da solo.

Una parola: Seattle. Una cifra: 206. Un nome: Nate Robinson

Dreamless is coming

on Sabato, 20 Aprile 2013. Posted in Playoffs

Di: Mocio

Oggi si comincia.

Da oggi "Miami ?" non e' una richiesta d'affetto ma un'amara e terrificante previsione.

A Los Angeles ci sono effettivamente creature in bianco che volano e pare sia comparso anche un profeta con gesso e stampelle (in grado di assumere la forma di un serpente) che dichiara di voler conquistare il mondo.

A Boston le bombe vengono sparate da una comunita' di irlandesi (questa potevo risparmiarmela).

A Houston uno strano fenomeno farà crescere rapidamente la peluria facciale di tutti gli uomini.

A Memphis i negozi di dolciumi andranno in fallimento.

A New York uomini litigheranno per bellissime donne paragonate a biscottini al miele.

A San Antonio il geriatrico ha segnalato la sparizione di alcuni "utenti troppo vispi".

A Denver è stata scoperta una macchina per la difesa del territorio talmente evoluta che prenderà direttamente il nome di A.I. (intelligenza artificiale).

Nello stato dell'oro un imprevisto gruppo di guerrieri sta tentando un attacco corsaro.

Nel New Jersey si sono accorti di contare perfino meno di Brooklyn.

A Chicago pare ci sia un serial killer che si focalizza sugli atleti.

Ad Atlanta un gruppo di falchi si butta in picchiata sulla preda, la manca, si schiantano e muoiono.

Ad Indianapolis un gruppo di ragazzini sta organizzando un bellissimo show ma non si prevedono molte date.

Ad Oklahoma City e' stata segnalata la presenza di un insetto pericolosissimo: "la Durantula".

E infine a Milwakee... no continua a non succedere un cazzo, oltre al formaggio buonissimo... 

Tante cose succederanno in America nel mese dell'anno comunemente definito "il mese senza sonno".

Where amazing happens.

Playoffs 2013: Where Prediction Happens

on Venerdì, 19 Aprile 2013. Posted in Playoffs

Se dovessi fare un bracket di pancia non sarebbe esattamente come questo. Ma mettere il Barba (solo lui, mica i Rockets) in finale potrebbe essere un azzardo. Va a finire grossomodo come l'anno scorso, anche se mi piacerebbe che almeno la finale andasse diversamente. Però questo LeBron lo fermi solo mirando alla testa. Le uniche sorprese me le gioco sui Bulls vincenti contro i Nets (non che ci creda molto, ma punto sempre sulle triple doppie di Belinelli) ed i Pacers sui Knicks, perchè non si può non simpatizzare per una squadra che gioca così.

In un mondo perfetto, e sceneggiato da David Stern, la finale perfetta sarebbe stata Lakers - Miami, per la gioia dei rating televisivi e di pochi altri.
Per fortuna non viviamo un in mondo perfetto, ma in ogni caso saranno Playoffs senza particolari sorprese, perché Miami ad Est non ha rivali e OKC ad Ovest dominerà senza fatica. Divertenti, a dir poco, le Conference Finals, con (finalmente) 'Melo vs. Lebron da una parte, e i meravigliosi Nuggets che daranno filo da torcere a Durantula e Westbrook. Miami campione, poi possiamo anche cominciare a chiamarla "Dinasty".

 Le coincidenze non esistono, Houston e OKC dovevano incontrarsi ai playoffs. E così è stato. E adesso mi devono regalare un sogno. Imperativo crederci, la mia fede è unica e imprescindibile e ruota tutto attorno a quella dannata barba. Poi perderanno perché io contro Chris Paul sano non scommetterei mai ma il Barba la spiegherà alla sua ex squadra.

Mi aspetto un pubblico grandioso a San Francisco, un T-Mac che mi farà piangere e una New York corsara fino quasi alla fine.

I Clippers. Per me vanno in finale. E vincono. E poi Matt Barnes libera le gabbie dei bordelli che è solito frequentare e festeggiamo tutti.  Where amazing happens.

Dire Miami-OKC era troppo facile, preferisco di gran lunga credere/sperare in qualcosa di diverso.
E allora LAC tutta la vita (con fiumi di lacrime per non aver avuto il coraggio di scrivere "Barba"... non Houston, solo Barba).
Riguardo a NY il motivo è semplice: mi ricorda Dallas, nessuno 2 anni fa avrebbe investito un Darko Milicic (nuova merce di scambio per indicare un valore infimo) sui Mavs, era semplicemente il loro anno... Occhio a NY perché potrebbe essere il loro.

Al 1° turno mi auguro le sorprese di Bulls e Warriors, mentre punto forte su Chris Paul affinché i Clippers possano avere la meglio su Memphis. Per Oklahoma non vedo grandi difficoltà contro squadre che giocano su ritmi elevati ma ho la sensazione che gli Spurs (se non colpirà la maledizione di T-Mac…) possano riuscire ad arrivare alle Finals. 
Heat dominatori della stagione e non mi aspetto cali di concentrazione nei PO, qualche sofferenza ipotetica contro gli Spurs ma titolo bissato per LBJ

 OKC-HOU 4-1
Va bene il Barba, va bene il giappo, va bene Parsons, etc etc etc...però dai, non scherziamo. OKC in carrozza.
SAS-LAL 4-1
Bene la reazione a quel tendine d'Achille andato a donne perdute, ma i Lakers non mi comprano così facilmente. E poi di là c'è Timoteo, santo Dio. E faccio sempre l'occhiolino alle squadre sporche e cattive, giusto perchè il nostro è un blog rispettabile, mica di quelli dove si scrive che gli Spurs sono una squadra di bastardi. Ecco. 
DEN-GS 4-3
Una delle più equilibrate, qualsiasi risultato mi pare possibile. L'assenza del Gallo pesa e non poco, ma Denver ha dimostrato di avercelo durissimo in più di una situazione. Sempre che Steph non metta 40 bombe nella serie, chiaro.
LAC-MEM 4-2
I Grizzlies sono un'altra di quelle squadre che mi solleticano, ma io non mi ci metto contro Chris Paul. Voi si?
MIA-MIL 4-0
Grazie Brandon, grazie Monta, ci si rivede eh, statemi bene.
NYK-BOS 4-1
Spike Lee ha già probabilmente in mano la boccia di Krug. A malincuore, dato che tifo pur sempre per quelli in verde, faccio fatica a dargli torto. Knicks imbufaliti come pochi, con il miglior realizzatore e il Sesto Uomo dell'anno. Celtics Pride, cel'hodurismo e tante sane botte, ma va avanti NY.
IND-ATL 4-1
"Atlanta al primo turno? Firmo qui? Grazie."
BKN-CHI 4-2
DRose torna? Non torna? Noah sta bene? Incognite, tante. I Nets non mi fanno impazzire, ma se riescono a portare la serie sui propri binari per i Bulls la vedo grigina. Partite agli 80 e fori di proiettile grandi come ossibuchi. (Cit.)
OKC-LAC 4-2
Ovvero semi-dei contro. Dovessi sbagliare pronostico la statua a CP3 sarebbe cosa fatta, ma il futuro è di quel signore la col 35, South Bitch permettendo.
SAS-DEN 4-2
Ancora i bastardi, ancora loro. Che soffriranno come cani il ritmo di Denver, ma glielo toglieranno il più possibile. Decisiva la lunghezza della panca. E magari T-Mac..
MIA-BKN 4-1
Sbrigata la formalità del primo turno, via con le marce alte. Brooklyn una la porta anche a casa secondo me, perchè per quest'anno con i filotti saremmo anche a posto, ma non di più.
NYK-IND 4-2
Altra sfida per nulla sentita. Bava alla bocca per un'occasione grossa così. Che poi l'occasione voglia dire crederci o farsi rullare, non è dato sapere. Una cosa alla volta, diamine. Mi gioco un 'Melo quarantelleggiante. Fantasia allo stato brado, nevvero?
OKC-SAS 4-0
Anche i bastardi chinano il capo. Carichi come dei boiler ma vagamente alla canna del gas a livello fisico. Serie fantascientifica, un paio di flashback della scorsa stagione potrebbero servire a rinfrescarvi la memoria. Incognita Martin, che non è Harden, ma sulle 7 partite..
MIA-NYK 4-3
Azzardo, perchè LBJ quest'anno mi fa davvero una paura fottuta, ma se uno non cavalca il sogno NY quest'anno, quando lo può fare? Una marea di duelli e situazioni, ma il fattore campo ed una leggera inclinazione del sottoscritto all'imbarazzante dominio di quello col 6 peseranno non poco.
MIA-OKC 4-2
Sempre rifiutato ostinatamente di farlo, ma doveva giungere prima o poi il momento di scappellarsi (togliersi il cappello, precisiamo va là) davanti a LeBron. Altra serie da paura, ma non ci credo a KD che lo detronizza. Spiacente, ma non ci credo. E mi girano pure le balle a dirlo. Back-to-Back, meritato.

Finals NBA: il Countdown ignorante

on Venerdì, 22 Giugno 2012. Posted in Playoffs

E' finita la stagione e sarebbe il momento giusto per sparare pagelle e resoconti. Però noi tendenzialmente le cose giuste non le facciamo. L'idea iniziale, per questo pezzo, era quello di fare una classicissima pagella. Poi ho visto quanti giocatori avrei dovuto valutare, giudicare, perculare, osannare. E mi è venuta voglia di suicidarmi guardandomi la transizione offensiva dei Wizards. La soluzione di comodo è diventata quella di fare un countdown, da 10 a 1, stile votazione. Con una piccolissima raccomandazione: non prendetele sul serio. Ma che ve lo diciamo a fare, se prendeste sul serio le cose, non sareste su questo blog.



10 LeBron James

 

Avete presente quella partita della finale in cui LeBron è sembrato un essere umano? No? Beh, neanche noi. Ad un certo punto ci si sarebbe aspettati che si rivolgesse agli avversari e dicesse “Ti perdono perchè hai peccato, figliolo” e poi andasse ad inchiodare a due mani in treessessanta staccando dal tergicristallo di una Prius nel parcheggio dell'American Airlines Arena. Il termine per definirlo è “focused”. Mai visto così determinato e concentrato. E la determinazione e la concentrazione su un omino di seicento chili di potenza, coordinazione, atletismo e talento fastidioso è una di quelle cose che gli avversari tendono a non chiedere a Babbo Natale il giorno della vigilia.

 

 

9 Battier + Miller


Battier era arrivato alle Finals che tra stagione regolare e playoff non avrebbe segnato da tre nemmeno se gli avessero cambiato il canestro con un lavandino di quelli belli grossi a cui ti aggrappi quando fai le serate brave con Chris Bosh a vedere i centocelle. Poi invece ha pensato bene di metterla sempre. Ma sempre. Sporca le percentuali nelle ultime due gare (con un 4/11 complessivo, comunque meglio di molti tiratori o presunti tali) ma chiude la finale in doppia cifra di punti di media, che non gli accadeva più o meno dall'ultimo congiuntivo azzeccato da una velina. E Miller? No beh, niente di che. Ah, già, 7/8 da tre in gara 5. Senza una schiena. E con quella faccia.

 

 

8 Le Miami Dancers

Eh vabbe' sì, che ve lo dico a fare. Queste dolci fanciulle sono stato l'unico motivo per cui un essere umano che guarda una partita alle quattro di mattina durante i time out lunghi quanto il mesozoico non si è addormentato o soprattutto non ha virato distrattamente verso quei canali che lo facevano tanto felice da ragazzino. Che poi probabilmente entrino in leggera difficoltà se interpellate sull'andamento del mercato medio-orientale di lucido da scarpe è un evento secondario di cui noi placidi telespettatori italiani ci dimentichiamo molto volentieri.

 

 

7 Wade + Bosh

Eh sì. Cioè, che Wade sia buono, un vincente ed un secondo violino di super lusso già lo si sapeva. Che la principessina T-Rex potesse essere il lungo solido e concreto che servirebbe ad una squadra che gli altri lunghi che può schierare li ha rubati ai lavori forzati di Guantanamo era già più difficile prevederlo. E invece ad un Wade atleticamente calato rispetto ai tempi belli ma sempre devastante si è aggiunta l'aggraziatissima Christina che si è sporcata le unghie e slavato il rossetto e sotto canestro ha dato tutta quella concretezza che non aveva dato fino a quel momento in carriera.

 

 

6 Russell Westbrook


Westbrook ha l'insana capacità di prendere in modo certosino sempre e comunque la scelta sbagliata. Non credete che sia casuale, se si trova davanti quattro possibilità di cui una è palesemente quella più logica, la butta nel cesso sdegnosamente e si gratta anche il culo per sottolineare il concetto. Poi ha anche l'altrettanto insana capacità di tramutare metà di quelle scelte sbagliate in canestri pesantissimi, guardandoti magari negli occhi come per dire “Hai visto che tirare da dodici metri con la mano in faccia e il dito in bocca nonostante ci fossero tre compagni liberi sotto canestro è stata l'idea vincente?”. L'impressione che non sia quello che servirebbe ad una squadra come OKC è sempre molto presente, però per la miseria si sono visti giocatori dannatamente peggiori.

 

 

5 Scott Brooks


E' vero che sei arrivato in finale, è vero che hai creato un bel gruppo in cui tutti si vogliono bene e guardano i porno assieme, è vero che le voci sul tuo contratto potrebbero non aver aiutato. Però dare l'impressione di sapere quello che si fa è una di quelle cose che potrebbero essere utili. A prescindere dal fatto che chiunque non faccia giocare Collison 72 minuti a partita non merita il nostro rispetto, perdere il duello tattico contro Spoelstra è più o meno sullo stesso livello di perdere a scacchi con McGee. Non si fa.

 

 

4 Derek Fisher

 

Più che venerabile maestro ormai stiamo parlando del vetusto maldestro. Settantadue anni e non sentirli. O meglio, sentirli tutti. In effetti pretendere che potesse dare ancora l'apporto che OKC gli chiedeva, e quindi non soltanto 7-8 minuti di cazzimma e spiegoni a tutti, è stato leggermente ingeneroso. Però un conto è non arrivarci a livello atletico e tecnico, ma quando un giocatore che ha più nipoti che anelli – e qualche anello se l'è messo al dito – ti fa delle giocate di pura inesperienza che nemmeno agli aquilotti del girone B della Basilicata, allora lì c'è qualcosa che non funziona.

 

 

3 No Scalabrine No party

 

Ora, non è una finale NBA se non c'è The White Mamba a fare stretching. Si vocifera che se la guardasse a casa in tuta ed ogni tanto facesse mulinare asciugamani ed improvvisasse movimenti di danza ad ogni canestro di spessore. Questo sarà comunque un titolo con l'asterisco. Ma non fate l'errore di pensare che sia fratello dell'asterisco del '99, quindi dovuto al lockout. Dannati ragazzini. C'è l'asterico perchè Il braccio irlandese di Dio non c'era in questa finale. E qualsiasi altro discorso perde d'importanza.

 

 

2 James Harden


Noi facciamo parte di quel gruppo di invasati satanisti del Barba. Ci troviamo ogni mercoledì alle 21.30 e dopo cinque litri di birra della Lidl sacrifichiamo al Dio Follicolo un centinaio di rasoi elettrici. Solo per lui, il Barba. Che però queste finali ha sbagliato più di un cieco sotto anfetamine alla guida. Era il giocatore più giovane di tutte e due le rotazioni, qualcosa vorrà pur dire, però dopo una serie con gli Spurs in cui aveva ingravidato a distanza qualche tifosa, ci si aspettava parecchio. E invece ha deluso. E a noi toccherà smettere di bruciare rasoi elettrici. Che forse è anche meglio, il sospetto che non fosse la cosa più intelligente degli ultimi anni era alto.

 

 

1 Addio battutine


Questo è il lato della vicenda che ci piace meno. LeBron è grandissimo ed abbiamo un'ammirazione totale per quello che ha fatto quest'anno. Però per la miseria noi vogliamo prenderlo per il culo lo stesso. Ci divertiamo abbestia, come dicono i giovani disagiati di Longardore nord. Dovesse scoprire l'esistenza di Cesare Ragazzi a quel punto smetteremmo pure di sfotterlo per quella fascia che sale talmente tanto ogni anno che sarà la prima a camminare sulla Luna. L'unica non indifferente consolazione è che però la mamma sarà sempre e comunque maiala, quindi avremo una rassicurante ancora di salvataggio a cui affidarci.