Finalmente Italia

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Le pagelle del nostro Sine e le bestemmie di Simone Pianigiani riassumono in maniera chiara ed efficace quello che è stata la Nazionale Azzurra nello scorso Europeo, dove non ha decisamente brillato, e negli anni successivi all’argento olimpico di Atene nel 2004.
Il cambio generazionale, la mancanza del concetto di gruppo e tutta una serie di scelte tecniche e non avevano portato sui campi cose che oggettivamente avremmo fatto anche a meno di vedere.
‘E' ora di basta’ direbbe un nostro caro amico e così è stato.
Il presente dice 8 vittorie consecutive e primo posto in solitaria nella qualificazione ai prossimi Europei in Slovenia.
Il presente dice che finalmente abbiamo un gruppo di ragazzi che hanno voglia di vincere, che rimontano partite sotto di diciotto/venti lunghezze, che mettono il cuore e le palle quando serve.
Abbiamo un Pietro Aradori in più, assente agli scorsi europei, che ha tenuto una cosa come più di 12 punti di media a partita con il 64% da due e il 44% da tre e un insano senso per il canestro, anche quando la palla scotta - vedi il match di ritorno in Turchia. Mica pizza e fichi.
C’è, finalmente, Gigi Datome, che ha la fiducia di tutta la squadra, del coach e soprattutto ha fiducia in sè stesso e questa è la cosa che più conta. Che sia sempre stato un buon giocatore nessuno lo hai mai messo in discussione, sulla sua continuità potremmo metterci qui a parlarne. Solido, efficace, fondamentale. Citofonare al campanello Turchia per chiedere informazioni.
C’è Daniel Hackett che di perdere non ne ha mai voluto sapere e ha ricominciato a pestare sull' acceleratore come solo lui sa fare, peggio di un gatto attaccato ai coglioni, lui che di quelli ne ha un paio che fanno provincia e che forse è riuscito a trasmetterne un po’ anche a tutti i suoi compagni di squadra.
Squadra che Danilo Gallinari ha aiutato come mai prima d’ora. Mettendosi al servizio dei suoi compagni, giocando in maniera umile, uscendo per la prima volta dalla panchina dopo aver saltato tutte le amichevoli per i soliti problemi di cui speriamo ogni volta di non dover più sentire parlare. Giocare insieme e insieme andare avanti, fregandosene di giocare a Denver o a Reggio Emilia.
Rimane un giocatore superlativo e quando lo troviamo in queste condizioni, quando decide di non sbagliare un fottuto cazzo ‘bagna un quantitativo clamoroso di mutande’ (cit.)
A parlare di tutti verrebbe un po’ lunghina, ma l’idea di fondo è che questo gruppo abbia finalmente messo in campo quello spirito che da troppo tempo era disperso in isolamenti e ‘ciapa e tira’.

Il merito va soprattutto a un uomo che di partite in vita sua ne ha perse pochine e perdere come si era perso in Lituania, beh magari anche no. Pianigiani è riuscito a imporre ai giocatori la propria idea di vincere, che non si limita a portare a casa il risultato, ma vuol dire crederci se sei sotto di venti e martellare come se non ci fosse un domani se sei sopra di cinquanta. E imporre questo tipo di mentalità a quindici persone è già di per sè un traguardo, portare a casa 8 vittorie in fila poi è molto più di un risultato.
Mi fermerei qui ma ci sono due nomi che non sono stati citati, e sarebbe sbagliato non farlo. Andrea Bargnani e Marco Belinelli.
Ora, io mi immagino già la gente che comincia a dire che si vince senza di loro, che sono delle mezze fighe, che non credono nel progetto.
Ecco, no.
Personalissima idea, in Slovenia questi due ci serviranno eccome, perché Bargnani può essere il 4 che la metà delle squadre sognano e Belinelli nel suo ultimo anno in NBA ha avuto una crescita esponenziale dal punto di vista mentale del gioco. Quindi, per ora bene, anzi benissimo così, ma la sfida inizia adesso, o meglio il 4 settembre.


