Ciao Chris

on Giovedì, 15 Dicembre 2011. Posted in Califfi Sparsi

Ciao Chris.

C'è chi la notte del draft, anno 2005, era rimasto sveglio quel poco che bastava per sentire le prime quattro scelte, quando a quel punto avrebbero scelto gli Hornets, che avevano un disperato bisogno di un playmaker, dopo che il Barone era andato a califfeggiare da altre parti e ci si era sorbiti un anno con Dan Dickau titolare. Sul serio. E tra gli altri Lee Nailon, Nachbar e Casey Jacobsen a giocare moltissimi ed immeritati minuti. Roba da scriverci un film trash che verrebbe vietato nelle sale italiane. 2005, il nome più probabile era Deron Williams, alla tre sceglievano i Jazz ed anche loro andavano cercando un piccoletto che la servisse col contagiri, e Chris Paul era il migliore quell'anno. C'è chi, a sentire “With the third pick the Utah Jazz select Deron Williams” si è alzato urlando che neanche Bergomi con “Andiamo a Berlino!”, sapendo che quella scelta significava una sola cosa: Chris Paul andava agli Hornets.

Sei anni meravigliosi, in cui nonostante il più delle volte dovesse dar la palla ad operai, massaggiatori e lanciatori del tortello amatoriali, ha fatto innamorare più gente lui dell'interno mutanda di Rocco Siffredi. Anche il sottoscritto, ammaliato da quel nanetto che anche ai duecento chilometri orari manteneva un controllo del corpo e della mente che la scienza tuttora non è riuscita a spiegare. Con la perla del 2007-2008, l'anno in cui Peja Stojakovic era ancora un giocatore di basket e non un pensionato con la mano morbida, Chandler aveva intuito che il suo piccolo compagno aveva una predilezione per lanciarla verso il soffitto ed ogni volta gliela riportava giù e soprattutto David West riusciva a non sfasciarsi ogni volta che metteva piede in campo. 4-1 a Dallas al primo turno, ed un dominio di Chris tra i più allucinanti mai visti. Jason Kidd davanti a lui sembrò completamente finito – dimostrando recentemente peraltro che non era esattamente così – annientato da quel ragazzino che era in ogni centimetro di campo e sapeva sempre esattamente cosa fare. L'uscita a gara 7 il turno successivo contro San Antonio, davanti al proprio pubblico, è una di quelle cose che fa male, ma ormai il mondo si era innamorato di lui.

Poi gli infortuni, le delusioni, playoff sempre più amari. E per finire la tristezza di giocare per una franchigia di proprietà di Stern, roba che si vedono porcate meno eclatanti in un film porno. Il trasferimento ai Clippers, patria di due come Blake Griffin e DeAndre Jordan, che farebbero passare Doctor J come un bianco poco atletico e Gilbert Arenas come un letterato – DeAndre in particolare, da questo punto di vista – è stato un sospiro di sollievo per chiunque ami quella cosetta arancione. Pure per chi, come il sottoscritto, tifa Hornets ed oltre a dover sopportare un despota di un metro e ventotto come proprietario ora sarà costretto a fare a meno del giocatore più emozionante del mondo. Ma vederlo lì, così, in gabbia faceva troppo male. Meglio lasciarlo libero di volare, o meglio, di far volare i suoi nuovi compagni, che peraltro non avrebbero nemmeno bisogno di aiuti esterni per farlo.

Quello che potranno fare i Clippers con un giocatore così, a parte dover cambiare un ferro ad ogni partita, è impossibile prevederlo. Sono i Clippers, sarebbero capaci di non vincere il titolo anche giocando da soli, ma su chi saranno i protagonisti delle prossime top10 decisamente pochi dubbi. Imbocca al lupo piccolo fenomeno, ti lascio con l'augurio di restare il più sano possibile, perchè ci sono migliaia di motivi per amare il basket fino ad impazzire, ma il primo che viene sempre spontaneo alla mente sei tu, indipendentemente da che maglia indossi.

Ciao Chris.

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