Lockout bloopers, momenti imbarazzanti e califfi sparsi
Innanzitutto conviene fare una doverosa premessa: questo articolo non avrebbe potuto prendere vita senza l'indispensabile collaborazione di Fabrizio Gilardi, Fazz per gli amici, per i conoscenti ed anche per chi non sa chi cazzo sia. Sostanzialmente si può dire che tutto quello che leggerete di fondato, reperibile e dimostrabile viene da lui, invece tutta la farcitura di becerume assortito è nostro. Giusto per chiarire. Sia mai che qualcuno poi pensi che siamo diventati competenti tutto d'un colpo.
Ecco, ora possiamo cominciare. Il lockout, come ormai sanno anche gli scolapasta, è finito. Evviva, urrà e tutti ubriachi. Però la nostra professionalità ci impone di dare uno sguardo al passato, capire cosa non ha funzionato, capire perchè è durato così tanto, capire dove si può migliorare per evitare certi errori nel futuro.
O forse no.
Ecco, ora possiamo cominciare. Il lockout, come ormai sanno anche gli scolapasta, è finito. Evviva, urrà e tutti ubriachi. Però la nostra professionalità ci impone di dare uno sguardo al passato, capire cosa non ha funzionato, capire perchè è durato così tanto, capire dove si può migliorare per evitare certi errori nel futuro.
O forse no.
Grazie a Fazz, mi ripeto ma è bene sottolinearlo, abbiamo voluto fare una piccola compilation di momenti “creepy” di questo lockout, ovverossia tutte le volte che giocatori, proprietari, giornalisti, criceti e manguste si sono coperti di ridicolo, per i motivi più disparati. Perchè va bene tutto, ma a noi delle percentuali – non siano quelle stratosferiche di Scalabrine da tre punti e nella vita – non frega nulla. A noi piacciono i momenti imbarazzanti.
E dunque via.
1. Gente che cerca il cervello oltreoceano senza successo
C'è chi ad inizio stagione aveva annusato che qualcosa non andava. E non erano i loro piedi. Qualcuno più intelligente, verrebbe da dire. Ma anche no, si è scoperto poi in seguito che in realtà avevano varcato l'oceano alla ricerca dei neuroni smarriti, ma senza fortuna. Parliamo nello specifico di Dajuan Summers e Ty Lawson. Il primo, come molti già sapranno, ha lasciato un ricordo talmente bello nelle poche partite giocate a Siena che gli han pagato il biglietto di ritorno per gli Stati Uniti perchè era troppo forte per loro. Questo o forse perchè aveva fatto più schifo di un tiro da tre di Mbenga, non lo sappiamo con precisione. Ecco, il punto è che ha rilasciato un'intervista meravigliosa in cui tra le altre si lamentava delle condizioni indecenti che era costretto a sopportare nelle trasferte. Tipo letti ad una piazza e viaggi in pullman. Roba da terzo mondo. Poretto. E per fortuna che giocava a Siena, una delle cinque squadre più forti e organizzate in Europa, l'avesse firmato una squadra di serie B bulgara a questo punto avremmo l'intervista dell'anno.
Ty Lawson invece si è spinto oltre. Lui firmato dallo Zalgiris, ovvero una delle squadre storiche dell'Eurolega ed in una nazione, la Lituania, in cui parlano di basket anche seduti sul cesso mentre scaricano la grossa. Non uno dei posti peggiori in cui finire per giocare a basket. Ecco, un giorno ha deciso di entrare in striscia positiva. E quando diciamo striscia non parliamo di basket. Questo il link di tutti i suoi messaggi su twitter, val la pena leggerli tutti. Si passa dalle lamentele sugli allenamenti, a reazioni violente verso altri utenti, accuse di razzismo, dichiarazioni di abbandono ritrattate il tweet successivo ed allusioni alle proprie origini messicane. Il tutto in un paio d'ore.
Ty Lawson invece si è spinto oltre. Lui firmato dallo Zalgiris, ovvero una delle squadre storiche dell'Eurolega ed in una nazione, la Lituania, in cui parlano di basket anche seduti sul cesso mentre scaricano la grossa. Non uno dei posti peggiori in cui finire per giocare a basket. Ecco, un giorno ha deciso di entrare in striscia positiva. E quando diciamo striscia non parliamo di basket. Questo il link di tutti i suoi messaggi su twitter, val la pena leggerli tutti. Si passa dalle lamentele sugli allenamenti, a reazioni violente verso altri utenti, accuse di razzismo, dichiarazioni di abbandono ritrattate il tweet successivo ed allusioni alle proprie origini messicane. Il tutto in un paio d'ore.
2. Un lavoro da cani
Chi pensa che fare il giornalista sia un lavoro da ciutti con il pass per entrare in qualsiasi luogo, come il camerino dove solitamente Chris Bosh si fa bella, forse non ha mai visto le condizioni di certi poveracci costretti a seguire l'andamento del lockout. Per esempio c'è CHI si è trovato blindato per ore in una cabina telefonica, probabilmente cercando il costume da superman senza trovarlo. O gente costretta a sostare per ore su un marciapiede dopo che come sede per le trattative era stato scelto come albergo uno senza hall per alloggiarli. E questo è quello che è successo tra due cameraman portati così allo stremo da credere di aver visto Corey Maggette passare la palla ad un compagno.
3. Gente che il tempo lo usa bene
Le riunioni si sa sono state estenuanti. Molto spesso infinite. Del resto trovarsi in una sala con Javale McGee e spiegargli pure che non è lì per un torneo di playstation o per accendere le micette sotto le scarpe delle nonne occupa del tempo. Il mediatore tra le due parti, George Cohen quello che molto spesso passava da una war room all'altra a cercare di mettere insieme i pezzi – che dev'essere tipo fare un puzzle di due milioni di pezzi di un cielo blu con sfumature blu chiaro e blu scuro – era la cosa più vicina a Dan Peterson a non essere considerata illegale nel mondo civilizzato. Beh, però uno direbbe anche “Bravi, lavorano per concludere il tutto il più in fretta possibile, costi quel che costi”. Ecco, magari no. Ci sono riunioni di sedici ore concluse con “Abbiamo parlato solo di dettagli, non c'era tempo per il resto”. Non so loro, ma io in sedici ore riesco a parlare di dettagli, di cose importanti, riesco a guardare un paio di stagioni di Grey's Anatomy e pentirmi amaramente di averlo fatto. Loro invece parlano solo di dettagli. A questo proposito c'è un link meraviglioso che non dovreste perdervi.
4. Uscite califfesche
Ormai pochi probabilmente non sanno ancora in che modo questo blog utilizza il termine califfo. Ma anche per questi sventurati – anche se saremmo tentati di denunciarvi per non sapere ancora certe nozioni basilari – sarà tutto chiaro appena cominceremo ad elencare queste fantomatiche uscite califfesche.
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Baron Davis ed il suo completino in una delle prime conferenze stampa. Qualsiasi domanda uno si possa porre, il Barone può. E' l'unico giocatore al mondo che può fare la figura del ragazzino che va alla prima comunione senza che i genitori gli abbiano comprato il vestito adatto, andandoci quindi in scarpe da ginnastica e maglietta, ed uscirne comunque come uno che ha quintalate di stile perchè sono gli altri che non capiscono un cazzo. Califfo, appunto.
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Wade è un bravo ragazzo, ha vinto un anello – cosa che lo mette sullo stesso piano di Scalabrine, e di questo ne va fiero – è forte, bla bla bla. Ma non indicarlo, sennò s'incazza. Puoi fregargli la morosa, mangiargli il suo hamburger davanti e giocare con le sue macchinine, ma se lo indichi giustamente si inalbera. Che è quello che ha fatto con David Stern, che tra le altre cose sarebbe anche il suo commissioner, non il bidello della scuola elementare di Casteldidone. Ecco, dopo un affronto gli ha detto, parole testuali: “David, non indicarmi, non sono tuo figlio”. Ha aggiunto in separata sede anche un “ti rigo la macchina”, anche se non lo ammetterà mai.
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Jeffrey Kessler – se a sentire il nome avete urlato CHIII avete perfettamente ragione, è qualcuno che fa qualcosa per la NBA Player Association – ha fatto una di quelle uscite meravigliose: ha dato a Stern del razzista. Che, ribadiamo, non lava i pavimenti a Casteldidone (intendiamoci, massimo rispetto per lui comunque, anzi, lo salutiamo che sicuramente ci sta leggendo), e soprattutto si tratta di uscite che nel migliore dei casi congelano l'ambiente peggio di una domanda idiota di Flavia Vento, nel peggiore ti rovini la carriera. Si è salvato in corner chiedendo scusa e definendola un'uscita infelice. Sì, chiamiamola infelice giusto perchè ci sono bambini che leggono.
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Dave Checketts – altro CHIII, ma questa è tutta gente con cui Fazz si sente quotidianamente, comunque è un giornalista – ha probabilmente vinto il califfo d'oro, che è un po' come il tapiro d'oro, solo più bello e più pesante, perchè noi siamo più belli e più pesanti. Per farla semplice, ha dichiarato che il lockout era finito, dandolo per ufficiale e quindi scatenando il finimondo, quando era lontanissimo dall'esserlo. Ha successivamente dovuto ritrattare, ovviamente, però la faccia l'ha irrimediabilmente e cercarla nel fondo del fiume Hudson non aiuterà.
5. Quanto sei bella Roma
Roma, poveraccia, è ormai la versione dell'Inter quando stava simpatica a tutti perchè non vinceva mai un cazzo ed aveva più sfiga di Paperino. Ecco, inizialmente sembrava avesse preso Bargnani, che tra le altre cose, non proprio insignificanti, sarebbe romano di quelli purosangue. Magari non dei più furbi o simpatici, ma romanissimo. Piccolo problema: trovare i soldi sarebbe un problema – e qui viene in mente la buffonata di Sabatini, commentata QUI, prima però di capire che era solo una messinscena per vedere il proprio nome sui giornali – ed a quanto pare ai proprietari delle squadre nessuno ha ancora insegnato che se non hai i soldi per comprare qualcosa, quel qualcosa non ce l'hai. “C'è l'accordo con Kobe, mancano solo i soldi”. Anche io avevo preso l'accordo per una Ferrari, ma continuo a guidare una Panda, chissà perchè. In ogni caso, torniamo a Roma ed il suo presidente Toti. Che uno sponsor importante l'aveva trovato, per l'operazione: Ashley Madison. Per i meno informati, un sito che organizza incontri extra-coniugali. Sì, sul serio. Esistono davvero. Già per questo sarebbero dei califfi, peccato ci sia qualcuno che si sia opposto. La moglie di Toti? La morosa di Bargnani? No, il vaticano. E qui nota extracestistica, decidiamoci: o ci facciamo i cazzi propri quando non veniamo interpellati – e sarebbe cosa buona e giusta che anche loro lo imparassero – oppure a quel punto disintegriamo i maroni in ogni cosa, e a quel punto si prova a far notare che fino ad un mese fa il presidente del consiglio si bombava anche le serrature delle porte a doppia mandata.
Ma per Roma non è finita qui. Dopo il fallimento di Bargnani è arrivato però il grande colpo, ufficializzato peraltro: Tyreke Evans. Hai detto nulla, ex-rookie dell'anno, unico dopo Lebron a tenere medie da 20+5+5 nel suo primo anno, un po' in calando nel secondo ma comunque talento allucinante. Ovviamente con l'NBA escape in caso di termine del lockout, ma vista com'era la situazione, le premesse perchè giocasse un bel po' c'erano. Ecco, il lockout è finito due giorni dopo, non ha fatto in tempo nemmeno di vedere il Colosseo. M E R A V I G L I O S I.
6. Varie ed eventuali
Giusto per rendervi partecipi dei colori sociali della squadra cinese che ha ingaggiato JR Smith ovvero una delle cose meno virili e più di cattivo gusto dopo i capelli di Malgioglio o di come i taiwanesi ti spiegano il lockout . E poi uno si chiede perchè vengono presi per il culo anche dai criceti.
Chiariamo, di momenti creepy il lockout ne ha avuti almeno un altro milione (e di questi almeno novecentomila sono stati registrati e catalogati da Fazz, ma il pezzo era già lungo abbastanza, e questi sono forse i più significativi o quantomeno stupidi. Non è da escludere che prima poi non ne esca un'altra versione, materiale da cui attingere ce n'è per i prossimi dieci anni. Quasi quasi c'è da sperare che ci sia un altro lockout a breve. Ma anche no.


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