La fame
Da queste parti si è festeggiato la vittoria di Dallas bevendo all'inverosimile. E successivamente si è bevuto l'inverosimile pensando alla sconfitta delle due signorine in maglia Heat. Va detto che se avessero vinto proprio le damigelle avremmo bevuto per dimenticare, dal nostro punto di vista era una di quelle situazioni win/win. Volendo però esulare per una volta dal discorso Mavsbelli e Heatmerda, questa è stata una serie dalle numerosissime chiavi di lettura. Non c'è solo Nowitzki dietro la vittoria, o le bombe di Terry, o le rughe di Jason Kidd, o i califfomoment di Cardinal, c'è soprattutto la mano di un allenatore preparatissimo. E quella piccola cosa che probabilmente dopo tutto il talento, la difesa, la tattica, ha fatto davvero la differenza nel momento in cui c'era da portarla a casa: la fame.
Oh, intendiamoci, da sola la fame non porta da nessuna parte, forse giusto ad un chioschetto di hot dog. Se i qui presenti curatori di questo blog creassero una squadra con la più grande fame di vittoria del secolo, arriverebbe comunque seconda anche nel torneo rionale di bocce, dietro al sior Bruno e la moglie Marisa. Questo per dire che Dallas ha fatto tutto benissimo fino al momento decisivo, ma arrivati lì senza quella feroce volontà di mettersi al dito quell'anello più pacchiano di un completo da festa di Lucio Dalla, non avrebbero portato a casa un bel niente.
Guardiamo la carta d'identità e la storia dei giocatori più rappresentativi: Dirk Nowitzki, classe '78, anni 33 tra qualche giorno, uno dei giocatori più forti della storia SE avesse mai vinto un titolo. Jason Kidd, classe '73, anni 38, uno dei migliori playmaker della storia MA senza mai aver vinto un titolo, Shawn Marion, classe '78, anni 33, non ha mai vinto un titolo, così come Terry, classe '77, anni 34 il prossimo settembre. E così via. Dallas per buona parte era una squadra di talento, integra fisicamente ed allenata bene. Ma soprattutto era una squadra vecchia, piena di gente che non aveva mai vinto niente e che voleva assolutamente farlo. Per Kidd suonava tanto di ultima possibilità, per gli altri probabilmente no – Nowitzki per definizione lotta per il titolo ogni anno – ma era senza dubbio la più nitida ed alla portata.. Ed a quel punto hanno avuto il sangue agli occhi. Dall'altra parte una squadra molto più giovane e con le stelle designate che probabilmente inconsciamente avevano meno motivazioni. Un po' perchè c'era chi aveva già vinto – Wade – un po' perchè anche se non lo vuoi, la certezza di sapere che comunque vada nei prossimi quattro-cinque anni sarai lì a giocartelo, ti fa giocare in maniera diversa dal sapere che così vicino non ci arriverai mai.
E' un piccolo dettaglio, ma ha fatto la differenza, soprattutto ha reso questa finale NBA romantica, poetica. Al di là delle antipatie personali verso Miami o i suoi giocatori, ed al di là del fatto che dipingere come santi i giocatori dei Mavs – soprattutto qualcuno - rappresenterebbe un falso storico non indifferente, Dallas che vince il titolo è un bello spot per la NBA e per il basket. E questo rappresenta un dato di fatto.
E come si diceva, se è successo un po' lo si deve al fatto che Dallas rappresentava il ciccione a dieta da tre mesi, che si trova lì davanti un bel panino con salamella e peperoni.
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