The important thing is not to take part, but to get the Swag.

on Sabato, 19 Gennaio 2013. Posted in Califfi Sparsi

Di: Mauro Maximo

Mattinata d’esami in facoltà, stress e dispendio calorico alle stelle, esito incerto. A casa il pc capisce la situazione, e mi allieta con “Stairway to Heaven” non appena clicco su riproduzione casuale del bagaglio musicale di cui l’ho caricato. Dopo essere stato cullato per otto minuti, ho bisogno di una sveglia, ho necessità di onnipotenza.

Sul tubo digito “Vince Car…” , fermi! So che state pensando eeh grande lo slam dunk contest del 2000”, ma per quanto “It’s over” sia ad alto contenuto di adrenalina, questo mio bisogno è sempre stato sedato da altro.
Concedetemi una digressione prima di proseguire: perché il basket NBA è diverso da quello giocato nel resto del mondo, e da qualunque altro sport? L’entertainment!
Sì, hanno concentrato in un solo campionato i giocatori più forti di tutto il mondo, sì, se sei bianco puoi fare 3 passi senza palleggiare, 4-5 se sei nero, e tante altre cose: la differenza la fa il concetto di spettacolarità che gli oltreoceanici hanno nel sangue. Degli aquilotti dalla testa calva si possono dire un’infinità di cose, una buona percentuale delle quali poco lusinghiere, ma quando si tratta di entertainment l’unico modo di porsi nei loro confronti è taccuino nella sinistra, penna nella destra, occhi vigili e via di appunti (invertire le mani se mancini, nds). Se sei bravo e sbagli poco, bene, ma se mentre sei lì a “non sbagliare” il pubblico è proteso in avanti con occhi e bocca visibilmente aperti, molto meglio; tra shooters e dunkers puoi essere, come il sottoscritto, irrimediabilmente a favore dei primi, ma bisogna ammettere che un’inchiodata in partita gasa sempre tutti al punto giusto.

Sul tubo ho scritto questo: “Vince Carter olympic dunk”.

Se c’è un momento sportivo il cui spirito è diametralmente opposto a quello appena descritto, è quello olimpico – per lo meno da quanto possiamo vedere in televisione, chiunque mantiene sempre un certo livello di rispetto – ma l’entertainment e la rabbia agonistica sono troppo radicati in questi soggetti, per i quali vincere non basta.
Contestualizziamo: siamo solo 6 mesi dopo la (memorabile) vittoria del nostro al sopracitato contest, la partita è Francia-USA, che viaggia sul 54-69 al minuto 15:00 della seconda mezz’ora, finale del torneo maschile.

L’azione: rimbalzo difensivo di quelli con la ‘R’ moscia, parte il contropiede…cioè l’intenzione era quella, ma VC, non essendo dello stesso avviso, intercetta il passaggio e punta il canestro con in testa solamente se stesso, il ferro, e un pacco da scaricare con una certa lena; un batuffolo puccioso di 220 cm, al secolo Frédéric Weis, si frappone tra il migliore schiacciatore del mondo e il canestro, vittima predestinata di un’inchiodata che avrebbe risuonato per tutto il mondo: lo scricciolo d’uomo è in considerevole anticipo, perfettamente sulla linea d’attacco del nostro, ed ignaro del divenire, si posiziona per prendere lo sfondamento.

L’ombra del dubbio, dell’esitazione, non lo guarda nemmeno da lontano e Vince stacca, praticamente sulla linea del pitturato; come di consueto la gravità cede il passo, e il trottolino amoroso si prepara all’impatto. Colpo di reni, boato, il supporto del canestro viene sconquassato, un braccio a cui è attaccato un oltre-uomo è saldamente aggrappato al ferro, coccolino si gira interrogativo verso il canestro e contempla.
Il nostro ruggisce al cielo, mostra i denti, ritorna in posizione difensiva appena dopo il centrocampo, sbatte le mani a terra e attende. Onnipotenza.

La ‘R’ non sarebbe più stata l’unica cosa moscia di quella squadra.

Comments (0)

Leave a comment

You are commenting as guest. Optional login below.