Amori Sbagliati

on Martedì, 25 Settembre 2012. Posted in Califfi Sparsi

Per ogni squadra un giocatore, per ogni franchigia un volto. Che non sarà Kobe, Lebron o Durant. No, perché di quelli ormai sappiamo anche cosa mangiano per colazione o a che ora vanno al cesso.

Giocatori che non passano spesso sotto i riflettori - ok alcuni si ma perché nascondono un’ indole da cazzoni che noi tanto amiamo - gente che si allena e porta il suo mattoncino in campo, o almeno ci prova. Alcuni, califfi oltre ogni immaginazione, altri, ragazzi con storie pazzesche alle spalle. Chi ci prova, chi riesce, chi vince in questa Lega e chi la guarda dalla panca.

L’idea originale era quella di scegliere trenta giocatori, ma in fondo anche no, ho tenuto solo il meglio, quello che vale la pena essere raccontato.

Amori sbagliati che in qualche modo hanno rapito il mio cuore, durante partite di College, risse, eventi paranormali o esibizioni di dubbio gusto, e non se ne sono più andati.

Miami Heat – Mike Miller

Michael Lloyd, Rookie dell’anno 2001, Sesto uomo dell’ anno 2006, Campione NBA 2012, Califfo.

Una vita passata tra infortuni, problemi cronici, tatuaggi rivedibili dai significati mistici e tagli di capelli sicuramente discutibili. Ma alla fine ha avuto ragione lui con quel suo tiro mortifero che si porta in giro da più di dieci anni. Gara 5 delle Finals, senza una schiena referta 23 punti. 7 bombe a bersaglio, 8 tiri. Una macchina. E a 32 anni un titolo.

Proseguirà? Lui dice di si, che è pronto per andare avanti, che la schiena è guarita. Bona to vada Mike.

New Orleans Hornets  - Austin Rivers

Figlio d’arte e di parte, talento infinito, sbruffone con la faccia di chi non ci sta a perdere.

Ha zittito i tifosi di North Carolina con una tripla senza senso, a casa loro e anche se a molti continua a stare decisamente sul cazzo non vedo l’ora di vederlo in campo. Dai media, manco a dirlo, è stato pompato un casino, nel senso che se questo fallisce la missione NBA si impicca in una stanza d’albergo. Il suo atteggiamento, la sua faccia, sembrano dire ‘ Che cazzo vuoi, fanculo’ , intanto a NOLA hanno frantumato il record di abbonamenti venduti, merito sicuramente del ciglione ma anche un po’ di questo ragazzo che si è scelto pure il mio numero preferito, quello del papà Doc, vi dice niente?

Cleveland Cavaliers – kyrie Irving

Ok decisamente un nome noto questo, che nasconde una dote oramai non più così velata: il ragazzo è un geniale imbecille. Uncle Drew vi dice qualcosa? No? Male. Malissimo. In tre parole: un vecchio va in un campetto nel New Jersey e dopo mugugnii e lamentele dei giocatori avversari inizia a spiegare basket a destra e a manca. Il vecchio è Irving truccato ad hoc per una pubblicità. Bella l’idea, ottima la realizzazione, ma basta mettere un giocatore a caso e il risultato è lo stesso giusto? Forse, perché l’idea di questa cosa, la regia e l’interpretazione vengono tutti dalla stessa mente ossia Kyrie, che ha convinto la Pepsi a fargli realizzare questo piccolo corto entrato nei cuori di tutti.

Non vi basta? Atto secondo. Il nostro con fare bellicose si avvicina a Kobe durante gli allenamenti di Team USA (era nel team avversario che fa da partner al team titolare) e lo sfida 1vs1 giocandosi non mi ricodo quanti dollari sulla sua vincita. Kobe sta al gioco e assistiamo a del trash talking malsano e ignorantissimo. La partita non avverà mai perché Irving si infortunerà in un successivo allenamento ma ormai il nome è entrato negli annali dell’ NBA. Tutto questo senza contare che è una fottuta forza della natura in campo.

Oklahoma City Thunder – Eric Maynor

La pedina mancante. OKC avrebbe vinto con lui in campo a dare il cambio a Westbrook? Bella domanda. Che forse questa stagione avrà finalmente la sua risposta. Stagione, la scorsa, che Maynor ha passato in panchina a causa di un infortunio che l’ha tenuto fermo un anno. Quello che ricordo io è una gara 2 delle finals di conference in cui si sparò tutto il quarto quarto in campo con Westbrook, non quello di oggi ma quello che stava sul cazzo a tutti perché troppo testardo, che rosicava in panca. L’attesa sembra finita e OKC è pronta a far uscire dalla panca insieme al nostro amatissimo Barba anche Maynor, che potrebbe essere la rivelazione dell’ anno.

Dallas Mavericks – OJ Mayo

Se ti chiami Daniel Hackett il nome OJ Mayo te lo ricordi almeno per due motivi. Il primo, facile, è che giocava con te a USC, il secondo, doloroso, è che ti ha spaccato la faccia durante un allenamento.

Addio Memphis, benvenuta Dallas. Un cambio di rotta che forse OJ ci ha messo un po’ troppo a intraprendere, sicuramente anche per colpe non sue ma amministrative- Indiana e lo scambio andato a troie la scorsa/le scorse stagione/i vi dicono qualcosa? – ma che potrebbe svoltare la carriera di questo giocatore. Nel bene o nel male. Mi è sempre piaciuto, un sacco, sebbene non brilli certamente per intelligenza le sue doti cestistiche sono note a tutti. Il mio augurio è quello di un maggiore minutaggio in campo, maggiori responsabilità e maggiore concentrazione. Poi potrebbe tranquillamente andare tutto a troie di nuovo, perdere la testa e finire a sventolare asciugamani insieme a Cardinal o darsi a combattimenti clandestini di Pittbull o fare da guest star a uno show della Kardashian.

Phoenix Suns – Michael Beasley

La foto. Lui senza alcun ritegno che sbraita in faccia a quel ciccione di Diaw dopo una schiacciata incredibile con i capelli Afro. Il mio giocatore preferito senza se e senza ma. Una maglia comprata a marzo che è già vecchia. L’addio, inevitabile, a Minnesota e il benvenuto a Phoenix. Seconda scelta assoluta del 2008 un talento infinito con il vizio del fumo, centinaia di punti nelle mani, una difesa inesistente e, purtroppo, tendenze suicide. Una vita che non si racconta nelle favole dalla quale cerca di uscirne con l’NBA mettendoci sicuramente del suo, nel bene e nel male. Un sorriso che contagia mescolato ad un carattere decisamente da cazzone che ha rapito il mio cuore per la prima volta nel documentario  'Gunnin' For That No. 1 Spot' del compianto MCA, voce dei sempre amati Beastie Boys, che metteva su pellicola i migliori talenti delle High school che ogni anno si incontrano a New York per una sorta di All star game al campetto. L’anno era il 2006 e insieme a B-Easy, che dominerà la partita con una facilità imbarazzante portandosi a casa il ruolo di MVP, troviamo Kevin Love, Brandon Jennings, Tireke Evans e altri ragazzi che comunque la palla la sanno tenere in mano.

Poi la storia la conoscete anche voi: seconda scelta di una Miami in cerca di riscatto, regalato ai T-Wolves per due noccioline e un tanga (e liberando spazio salariale che avrebbe aiutato Riley nella ‘missione Lebron’) dove ha continuato a spararla alla faccia di Kevin Love e di chi considera il basket un gioco di squadra e ora un contratto onesto, uno dei pochi in giro ultimamente, a una Phoenix orfana di Nash.

Ha venduto casa con i mobili dentro, giuro, si è trasferito e non vede l’ora di iniziare la nuova stagione, millantando già un futuro posto alla partita delle stelle. Genio.

Portland Trailblazes - Adam Morrison

L’ammore. E qui chiedo a tutti un minuto di silenzio e rispetto. Due titoli NBA in bacheca senza un minuto giocato, un potenziale devastante che non è mai stato in mostra al 100%, il look Rambo-Jesus che te lo fa amare al minuto uno e soprattutto questo. Belgrado, stella rossa. Un posto dove quando va male l’intonaco del palazzetto viene giù dalle pareti per il casino dei tifosi. Lui, aizzatore di folle, top scorer. Un eroe.

Che per me ha sempre meritato un’ altra occasione nella Lega. Questa occasione è arrivata dai Blazers, l’augurio è che non lo passi nella loro infermeria. E che continui ad aizzare folle come se non ci fosse un domani.

Houston Rockets – Royce White

Disturbi ossessivo-compulsivi, sociofobia, attacchi di panico, paura di volare ed in passato grossi problemi con la legge con furtarelli che gli hanno compromesso l’eleggibilità a Minnesota due anni fa, tanto che aveva pensato di smettere con la pallacanestro. Grazie a Dio non l’ha fatto e L’ Iowa dei miei amati Slipknot l’ha accolto a braccia aperte per la riscossa.

Un talento infinito, un fisico imponente, tatuaggi che manco sto qua a raccontarvi, play, guardia, ala, centro. 2,05 metri di follia e classe.

Royce White è tutto questo e molto di più. Sedicesima scelta di Houston, che gli ha creduto, che gli ha concesso una possibilità, che a quelli come lui accadono una volta nella vita. Un mini-documentario racconta la sua notte del draft a Des Moines nel campus dei suoi amati Cyclones. Una Summer League costellata di perle e solidità. Royce White è IL motivo per tifare Houston questa stagione.

Sacramento Kings – Jimmer Fredette

Obbligato alla castità al college, appena entrato in NBA ha ingravidato al minuto 1 la sua morosa, c’è chi dice dai 9 metri.

Dominatore assoluto al College, raggio di tiro presso chè infinito e la sfiga di essere finito in una squadra che non se lo caga manco di striscio, Jimmer nostro si prepara ad affrontare una seconda stagione all’ insegna del riscatto personale. Un giocatore che pecca in parecchie cose, difesa in primis, passato da idolo delle folle a panchinaro neanche troppo d’elite. Un impatto in NBA decisamente non facile lui che ha bisogno della palla in mano per crearsi il tiro e non attendere lo scarico dal compagno. La svolta deve avvenire questa stagione, Sacramento mi auguro gli darà una seconda possibilità anche perché sono ancora una squadra di disperati 1 e 2 a tratti Jimmer ha mostrato il suo reale potenziale, sparando come sempre dai 9 metri senza ritmo con la siga e infilandola come con la morosa sopra citata e acquistando una maggiore sicurezza nelle penetrazioni in area. Adesso la smetto perché mi sono accorto che sembra stia parlando della trama di un film porno.

Indiana Pacers – Sundiata Gaines

Niente da dire di specifico. Solo che questo giocatore ha il merito di aver realizzato il sogno che ogni giocatore di basket ha dall’età di 4 anni: essere buttato nella mischia quando non sei nessuno e infilarla all’ ultimo secondo sotto di 2 con una bomba che non ha senso di esistere. E vincere. Contro Lebron. Applausi.

Tutto documentato qui, mica vi racconto cazzate.

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