Finals NBA: il Countdown ignorante
E' finita la stagione e sarebbe il momento giusto per sparare pagelle e resoconti. Però noi tendenzialmente le cose giuste non le facciamo. L'idea iniziale, per questo pezzo, era quello di fare una classicissima pagella. Poi ho visto quanti giocatori avrei dovuto valutare, giudicare, perculare, osannare. E mi è venuta voglia di suicidarmi guardandomi la transizione offensiva dei Wizards. La soluzione di comodo è diventata quella di fare un countdown, da 10 a 1, stile votazione. Con una piccolissima raccomandazione: non prendetele sul serio. Ma che ve lo diciamo a fare, se prendeste sul serio le cose, non sareste su questo blog.
10 LeBron James
Avete presente quella partita della finale in cui LeBron è sembrato un essere umano? No? Beh, neanche noi. Ad un certo punto ci si sarebbe aspettati che si rivolgesse agli avversari e dicesse “Ti perdono perchè hai peccato, figliolo” e poi andasse ad inchiodare a due mani in treessessanta staccando dal tergicristallo di una Prius nel parcheggio dell'American Airlines Arena. Il termine per definirlo è “focused”. Mai visto così determinato e concentrato. E la determinazione e la concentrazione su un omino di seicento chili di potenza, coordinazione, atletismo e talento fastidioso è una di quelle cose che gli avversari tendono a non chiedere a Babbo Natale il giorno della vigilia.
9 Battier + Miller
Battier era arrivato alle Finals che tra stagione regolare e playoff non avrebbe segnato da tre nemmeno se gli avessero cambiato il canestro con un lavandino di quelli belli grossi a cui ti aggrappi quando fai le serate brave con Chris Bosh a vedere i centocelle. Poi invece ha pensato bene di metterla sempre. Ma sempre. Sporca le percentuali nelle ultime due gare (con un 4/11 complessivo, comunque meglio di molti tiratori o presunti tali) ma chiude la finale in doppia cifra di punti di media, che non gli accadeva più o meno dall'ultimo congiuntivo azzeccato da una velina. E Miller? No beh, niente di che. Ah, già, 7/8 da tre in gara 5. Senza una schiena. E con quella faccia.
8 Le Miami Dancers
Eh vabbe' sì, che ve lo dico a fare. Queste dolci fanciulle sono stato l'unico motivo per cui un essere umano che guarda una partita alle quattro di mattina durante i time out lunghi quanto il mesozoico non si è addormentato o soprattutto non ha virato distrattamente verso quei canali che lo facevano tanto felice da ragazzino. Che poi probabilmente entrino in leggera difficoltà se interpellate sull'andamento del mercato medio-orientale di lucido da scarpe è un evento secondario di cui noi placidi telespettatori italiani ci dimentichiamo molto volentieri.
7 Wade + Bosh
Eh sì. Cioè, che Wade sia buono, un vincente ed un secondo violino di super lusso già lo si sapeva. Che la principessina T-Rex potesse essere il lungo solido e concreto che servirebbe ad una squadra che gli altri lunghi che può schierare li ha rubati ai lavori forzati di Guantanamo era già più difficile prevederlo. E invece ad un Wade atleticamente calato rispetto ai tempi belli ma sempre devastante si è aggiunta l'aggraziatissima Christina che si è sporcata le unghie e slavato il rossetto e sotto canestro ha dato tutta quella concretezza che non aveva dato fino a quel momento in carriera.
6 Russell Westbrook
Westbrook ha l'insana capacità di prendere in modo certosino sempre e comunque la scelta sbagliata. Non credete che sia casuale, se si trova davanti quattro possibilità di cui una è palesemente quella più logica, la butta nel cesso sdegnosamente e si gratta anche il culo per sottolineare il concetto. Poi ha anche l'altrettanto insana capacità di tramutare metà di quelle scelte sbagliate in canestri pesantissimi, guardandoti magari negli occhi come per dire “Hai visto che tirare da dodici metri con la mano in faccia e il dito in bocca nonostante ci fossero tre compagni liberi sotto canestro è stata l'idea vincente?”. L'impressione che non sia quello che servirebbe ad una squadra come OKC è sempre molto presente, però per la miseria si sono visti giocatori dannatamente peggiori.
5 Scott Brooks
E' vero che sei arrivato in finale, è vero che hai creato un bel gruppo in cui tutti si vogliono bene e guardano i porno assieme, è vero che le voci sul tuo contratto potrebbero non aver aiutato. Però dare l'impressione di sapere quello che si fa è una di quelle cose che potrebbero essere utili. A prescindere dal fatto che chiunque non faccia giocare Collison 72 minuti a partita non merita il nostro rispetto, perdere il duello tattico contro Spoelstra è più o meno sullo stesso livello di perdere a scacchi con McGee. Non si fa.
4 Derek Fisher
Più che venerabile maestro ormai stiamo parlando del vetusto maldestro. Settantadue anni e non sentirli. O meglio, sentirli tutti. In effetti pretendere che potesse dare ancora l'apporto che OKC gli chiedeva, e quindi non soltanto 7-8 minuti di cazzimma e spiegoni a tutti, è stato leggermente ingeneroso. Però un conto è non arrivarci a livello atletico e tecnico, ma quando un giocatore che ha più nipoti che anelli – e qualche anello se l'è messo al dito – ti fa delle giocate di pura inesperienza che nemmeno agli aquilotti del girone B della Basilicata, allora lì c'è qualcosa che non funziona.
3 No Scalabrine No party
Ora, non è una finale NBA se non c'è The White Mamba a fare stretching. Si vocifera che se la guardasse a casa in tuta ed ogni tanto facesse mulinare asciugamani ed improvvisasse movimenti di danza ad ogni canestro di spessore. Questo sarà comunque un titolo con l'asterisco. Ma non fate l'errore di pensare che sia fratello dell'asterisco del '99, quindi dovuto al lockout. Dannati ragazzini. C'è l'asterico perchè Il braccio irlandese di Dio non c'era in questa finale. E qualsiasi altro discorso perde d'importanza.
2 James Harden
Noi facciamo parte di quel gruppo di invasati satanisti del Barba. Ci troviamo ogni mercoledì alle 21.30 e dopo cinque litri di birra della Lidl sacrifichiamo al Dio Follicolo un centinaio di rasoi elettrici. Solo per lui, il Barba. Che però queste finali ha sbagliato più di un cieco sotto anfetamine alla guida. Era il giocatore più giovane di tutte e due le rotazioni, qualcosa vorrà pur dire, però dopo una serie con gli Spurs in cui aveva ingravidato a distanza qualche tifosa, ci si aspettava parecchio. E invece ha deluso. E a noi toccherà smettere di bruciare rasoi elettrici. Che forse è anche meglio, il sospetto che non fosse la cosa più intelligente degli ultimi anni era alto.
1 Addio battutine
Questo è il lato della vicenda che ci piace meno. LeBron è grandissimo ed abbiamo un'ammirazione totale per quello che ha fatto quest'anno. Però per la miseria noi vogliamo prenderlo per il culo lo stesso. Ci divertiamo abbestia, come dicono i giovani disagiati di Longardore nord. Dovesse scoprire l'esistenza di Cesare Ragazzi a quel punto smetteremmo pure di sfotterlo per quella fascia che sale talmente tanto ogni anno che sarà la prima a camminare sulla Luna. L'unica non indifferente consolazione è che però la mamma sarà sempre e comunque maiala, quindi avremo una rassicurante ancora di salvataggio a cui affidarci.

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