Playoffs.Il punto
Partiamo con le basi.
San Antonio ha piallato i Clippers. Dopo aver asfaltato Utah. 4-0, 4-0. Saluti e baci. La cosa che impressiona è come l’abbia fatto. Spiegando pallacanestro in lungo e in largo, con un Tim Duncan che grida resurrezione, un franco-belga che ‘Hey, ho solo 29 anni, fammi giocare’ e l’ Argentino che ti esce dalla panchina e tu spettatore ti trovi a dire ‘O.Mio.Dio’. Aggiungiamo l’allenatore dell’ anno ma guai a dargli il premio, a lui di ste cose fottesega, due giovani, un redento e una signora incinta di un paio d’anni- ah no è Diaw.
L’ho scritto settimana scorsa su twitter ma ci tengo a ripeterlo: Le partite degli Spurs andrebbero fatte vedere nelle scuole. Punto.
Ecco, quella che andrà a sfidare per la Finalona dovrebbe essere la banda di giovani scapestrati dell’ Oklahoma. Il dovrebbe è d’obbligo perchè il signore che all’anagrafe figura Bryant Kobe non ci sta a perdere, da dieci anni a questa parte. Siamo 3-1 per i giovani e il cammino sembra segnato, perché Durant infila bombe decisive da sedici metri con la siga, Westbrook, ho paura a scriverlo, sembra aver messo la testa a posto, e si è costruito un jumper dalla media che non si vedeva da un bel po’ di tempo sui parquet NBA. E poi c’è il Barba. Sesto uomo dell’anno, primo dei nostri cuori, silente ma fondamentale. Sempre.
Una sfida quella tra OKC e San Antonio che promette sorprese, infinite chiavi di lettura, l’ultima corsa all’anello per la triade Texana contro la voglia di vincere, per la prima volta, di Durant e soci.
Voglia di vincere, appunto. Sta tutto lì. Ieri sera Lebron ha messo in piedi un paio di cifre che ci danno un’ idea della sua di voglia di vincere. 40+18+9, grazie e arrivederci.

Potrà non piacere, potrà stare sulle palle, ma quando lo vedo giocare e mettere insieme quei numeri francamente fatico a trovare aggettivi offensivi. Che poi le chiavi per Miami, ieri sera, sono state due signori che di cuore ne hanno da vendere- anche perché il talento non è di casa- ovvero Anthony, Joel mica Carmelo, e Haslem. Il primo con due liberi decisivi, sta tirando 13 su 14 dalla lunetta dall’ inizio del playoffs, il secondo con zigomo aperto, faccia cattiva e 4 su 4 dalla media nell’ ultimo quarto. Oh, per carità a me Indiana fa impazzire, per come è stata assemblata, per come gioca e per la grinta di certi elementi, si Psyco T sto parlando con te. Ieri sera ha calato la braghe davanti a una prestazione fantascientifica di Lebron. Ma in gara 2 avevano espugnato Miami e in gara 3 avevano predicato pallacanestro, quindi aspetterei a darli per morti.

Morti. Boston. Due cose che non stanno bene insieme. Sembravano finiti, defunti. E invece sono lì, con il Garnett dei tempi d’oro, la Verità che è sempre cosa buona e giusta, Ray Allen che esce dalla panca e Rajon Rondo che amministra il tutto con la bacchetta magica. L’incognita di chiama Philadelphia che dopo aver battuta quello che restava dei Chicago Bulls, Thibo però anche te sul +12 e con Rose in quelle condizioni….va beh non divaghiamo, stanno cercando il colpaccio e non è detto che non riescano. Iguodala non sarà una superstar, ma è il giocatore che io vorrei nella mia squadra, sempre, e ultimamente qualcuno deve aver detto a Turner che è stata la seconda scelta assoluta. Applausi a Doug Collins per il lavoro fatto, gente che sa allenare per fortuna ce n’è ancora in giro e questo non può che farci solo bene.
E Adesso? Si va avanti, a guardare, a tifare, a sperare.Noi siamo solo spettatori, ma quando lo sport è questo, va bene anche così.
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